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Recensione Wunderkammern

WUNDERKAMMERN
Rassegna d’arte contemporanea

Alatri, Chiostro di San Francesco
24 marzo – 6 maggio 2007

Recensione…
…anzi…
…riflessione e compulsione!

Sabato 24 marzo 2007, ore 19 circa: le “stanze delle meraviglie” di Teresa Pollidori, Antonio Picardi, Guido Pecci, Punzo e Testa e Massimo Luccioli hanno aperto gli arcani battenti ad un pubblico ignaro che quella non sarebbe stata una visita a quadri e sculture ma “un’esperienza”  e un “viaggio” all’interno di cinque diversi, intimi microcosmi.

Nel chiostro di San Francesco ad Alatri si è inaugurata, alla presenza delle autorità civiche e di un folto pubblico, la  mostra d’arte contemporanea “Wunderkammern”, curata da Loredana Rea e coordinata dal Comune di Alatri in collaborazione con l’Associazione culturale Artpages.

Cinque “stanze” in cui ciascun artista ha ordinato – e in qualche caso disordinato! – le proprie creazioni.
Opere stanziali, ispirate e create in quel luogo, da quel luogo, per quel luogo: l’antico chiostro del convento francescano.

Nomina sunt consequentia rerum dunque…

Nel XV secolo, nei Paesi dell’Europa settentrionale come nell’Italia delle corti, tutti i palazzi signorili e aristocratici custodivano nell’angolo più riservato e inaccessibile, isolato e silenzioso, una stanza fuori dal tempo e dallo spazio: il luogo della mente e della memoria, della riflessione e della meditazione sugli exempla del passato, dell’alchemica invenzione e progettazione, della raccolta di quegli oggetti… strani… belli… preziosi… edificanti… che nell’immaginario personale e sociale del collezionista, di fatto, sintetizzavano e rappresentavano il mondo conosciuto e la storia… lì... a portata di mano e sotto controllo. Lionello e Borso d’Este, Federico da Montefeltro, Alessandro Farnese, Francesco I de’ Medici, Isabella d’Este: “principi del mondo” all’interno del proprio “studiolo”, circondati dai ritratti di Muse, filosofi, poeti e Padri della Chiesa, da sculture antiche, da allegorie dei Vizi e delle Virtù.
Nel XVI e XVII secolo lo studiolo subisce una metamorfosi, si allenta un po’ il legaccio che lo vincola alla personalità del proprietario, ai suoi gusti e alle sue inclinazioni peculiari. Lo studiolo dischiude le porte al cosmo e diventa Wunderkammer, “stanza delle meraviglie”, raccolta di naturalia e artificialia, prodigi della natura e dell’uomo che in un piccolo spazio riassumono l’immagine dell’universo.
Ma cos’è che stupisce e meraviglia occhi e mente nel ‘500 e nel ‘600?
Sostanzialmente l’eccesso e la rarità.
L’eccesso di bellezza e preziosità, come il capolavoro dell’artista di grido o il soprammobile incastonato con le pietre più pregiate. La rarità e la stranezza di oggetti infinitamente piccoli, inconsueti o introvabili: fossili e conchiglie provenienti da paesi lontani, uova di struzzo, denti di coccodrillo, strumenti di precisione e congegni meccanici astrusi e talvolta inutili ma “unici”. Questo per Ulisse Aldrovandi e Ferdinando Cospi a Bologna, Teodoro Ghisi a Mantova, Michele Mercati a Roma, Francesco Calzolai a Verona, Ferrante Imperato a Napoli o Manfredi Settala a Milano, uomini di potere, di scienza o di cultura, tra Cinquecento e Seicento....



 

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