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Recensione Wunderkammern

Ma oggi, nell’anno 2007 e nel mondo della tecnologia che tutto può e fa, nell’era in cui lo straordinario è ormai ordinario, dove tutti e cinque i sensi sono come anestetizzati, ebri di tutto perchè tutto ormai hanno saggiato: hanno visto le immagini più strabilianti, sentito suoni, toccato superfici, odorato essenze umane e artificiali… cosa resta ancora… cosa può suscitare riflessione e meditazione, accendere passione e ispirazione… cosa può “meravigliare”?

Invisibili presenze nella stanza di Teresa Pollidori, che fluttuano in uno spazio pieno di vuoto, che cantano e pregano con la voce chiara e squillante del silenzio…

… fiori leggeri, flessuosi, delicati come carta… di carta… su carta… Nel grande vuoto, fiori di magnolia ondeggiano nella stanza di Antonio Picardi… 

…. erotiche e forse eroiche – la radice è la stessa! – presenze, colorate, vitali, passionali essenze nello scuro frastuono della città, dentro e fuori dall’uomo, come Deserto che fai popolato nella stanza di Guido Pecci

…carta sagomata e fustellata, bianca, nera, colorata… innocua… giocosa e spiritosa... macchè!!!... maliarda e pericolosa come Circe, perché ti attrae e poi ti inganna, ti invita invece poi… No entry!... nella stanza di PunzoeTesta

…il disordine schizofrenico e doloroso di “sudate carte incompiute”, su cui barlumi di intuizioni, sgocciolati da sofferta fede e frantumati in mille cocci da orgogliosa ratio nello Studio di San Girolamo. Il pellegrino del dubbio, nella stanza di Massimo Luccioli

… e proprio da uno studiolo agitato e disordinato come quello di San Girolamo, da un animo come il suo, convulso e appassionato, conteso, quasi straziato, tra afflato divino e razionale intento pare di udire-vedere, in un'inestricabile alchimia, parole-suoni-immagini-sequenze… è il gorgoglio della mente che cerca, elabora, progetta, medita, si infiamma davanti all’intuizione, si accanisce rabbiosa e desiderosa, rabbiosa “perché” desiderosa, smaniante nel fare, nel creare, nel dare a quella idea la forma, il colore, la misura, lo spessore… la vita… Per le segrete stanze di Giovanni Fontana suoni e parole si rincorrono ora lenti ora incalzanti, ora soddisfatti ora anelanti, ora meditabondi nel prolungato, concentrato ooohhhhmmm tibetano… ora affaccendati, freneticamente laboriosi su e giù, dentro, fuori, intorno a quella materia… metallo, terracotta o legno, carta, grafite o colore… fà lo stesso… è lo stesso…

… è l’anima che cerca: questa è la “meraviglia” di sempre!

                                                                                                   Cinzia Mastroianni
 



 

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