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La scena del sacro - Introduzione

Manuela Gianandrea 

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La scena del sacro
L’arredo liturgico nel basso Lazio
tra XI e XIV secolo 

 

INTRODUZIONE

Oggetto di studio di questo volume è la suppellettile liturgica – pulpiti, recinzioni, cibori, altari, cattedre, candelabri, litostrati – realizzata tra la fine dell’XI e il principio del XIV secolo nelle chiese del basso Lazio. In verità nel Medioevo il termine Lazio meridionale non ha alcun valore politico e amministrativo, essendo il sud della regione una realtà complessa e spesso disomogenea, articolata al suo interno in territori soggetti a domini e culture diverse. L’antico Latium si presentava innanzitutto nella sua parte meridionale suddiviso tra le grandi “regioni” di Campagna e Marittima. Per Campagna si intendeva quell’unità amministrativa dello Stato Pontificio, che si estendeva tra i monti Lepini e gli Ernici, tra la Valle del Sacco e Ceprano, retta dall’XI secolo da un ufficiale papale e poi dal XIII elevata a provincia, governata da un rettore che generalmente era un prelato o un personaggio di spicco delle nobili famiglie locali. Tra i più importanti centri si ricordano Segni, Anagni, Ferentino e Ceccano. La Marittima, delimitata a est dai monti Lepini, a nord dai Colli Albani e a ovest dal litorale compreso tra Nettuno e Terracina, era stata anch’essa eretta nel XIII secolo ad unità amministrativa e solitamente associata come provincia dello Stato Pontificio alla Campagna; meno compatta di questa, contava tra le cittadine di spicco Velletri, Cori, Sezze, Priverno e Terracina.
Escluso dal Patrimonium Petri e compreso invece amministrativamente nei possedimenti del Regnum, normanno-svevo prima e angioino poi, era l’importante territorio di Gaeta, con le cittadine di Minturno e Itri.
Il panorama politico-culturale del Lazio meridionale era caratterizzato inoltre dalla presenza degli importanti insediamenti monastici dei benedettini a Montecassino e a Subiaco prima e poi anche dei cistercensi, stanziatisi a Fossanova, a Casamari e probabilmente a Ferentino.
Nello svolgimento della ricerca si è deciso pertanto di scegliere come contesto geografico da indagare il Lazio meridionale inteso in senso moderno, prendendo come limiti gli attuali confini politico-amministrativi della regione, comprendenti quindi alcuni centri a sud di Roma e le province di Frosinone e Latina, mettendo in evidenza di volta in volta lo status politico delle singole località.

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