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La scena del sacro - Introduzione


 Proprio il confronto con la storiografia ha ulteriormente evidenziato la necessità di uno studio di carattere generale sulla scultura d’arredo nel Lazio meridionale, individuata come realtà a sé stante, legata culturalmente alla produzione artistica romana e campana, ma da esse indipendente. Lo studio si pone quindi l’obiettivo di inquadrare e analizzare la produzione d’arredo del sud del Lazio in libero rapporto e non in totale dipendenza dall’attività sia dei marmorari romani, sottraendola così alla superficiale e alquanto banalizzante definizione di cosmatesca tout court, sia degli artisti campani, inserendola nel più vasto ambito della cultura artistica dell’intero Regno meridionale. A tal fine si è proceduto alla realizzazione di schede monografiche relative alle singole realtà locali, con lo scopo di raggiungere una conoscenza capillare del territorio e andare a costituire l’ideale punto di partenza per un’osservazione generale dei caratteri della produzione della suppellettile liturgica nella zona oggetto del lavoro. Le schede, incentrate sul sito artistico, prendono in esame separatamente le varie parti costituenti l’antica suppellettile per poi leggerle all’interno del più vasto e complesso sistema-arredo della singola chiesa e analizzarle infine da un punto di vista stilistico e strutturale nell’intero sviluppo della produzione scultorea coeva e viciniore. Degli arredi originari delle chiese medievali laziali rimangono oggi soprattutto gli amboni e i candelabri, mentre delle altre suppellettili resta solo qualche frammento, spesso isolato e alterato nella sua essenza. Anche le opere superstiti hanno in genere subito varie traversie: alcune sono state smembrate nel corso dei secoli e poi successivamente ricomposte, in forme più o meno lontane dalle primitive, spesso con la dispersione di alcuni elementi; altre invece, pur rimanendo inalterate nelle linee generali, hanno subito rimaneggiamenti di varia entità. Non è sempre possibile quindi ricostruire idealmente queste opere una ad una, in ogni particolare, ma si può tuttavia, in base alle testimonianze conservate e al confronto con quelle scomposte e frammentarie, individuare per ognuna almeno i caratteri peculiari. Inoltre non è più realizzabile attualmente una piena valutazione e comprensione nemmeno delle opere giunteci in discreto stato di conservazione, dal momento che i cambiamenti, relativi non solo alle decorazioni interne, oggi per lo più sei-settecentesche, ma soprattutto alle stesse linee architettoniche della chiesa, hanno mutato e falsato i rapporti fondamentali che legavano l’arredo liturgico alla struttura e alla decorazione degli edifici religiosi, alterando in tal modo anche le caratteristiche della suppellettile stessa. L’opera di schedatura si è posta l’obiettivo, ove possibile, di indagare e ricostruire la genesi e lo sviluppo del complesso del mobilio presbiteriale, analizzandone anche i caratteri stilistici, attraverso il confronto, le indagini archeologico-strutturali delle parti superstiti e lo studio delle fonti storiche e archivistiche.

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