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La scena del sacro - Introduzione


Lo studio delle suppellettili liturgiche comporta anche l’esame dei caratteri iconografici della decorazione della suppellettile e la inerente simbologia; tematiche che il lavoro affronta nel tentativo di offrire un’analisi d’insieme delle problematiche riguardanti gli arredi liturgici, esaminando la questione nella sua totalità, necessaria per una completa comprensione di queste opere. L’aspetto iconografico e iconologico viene trattato portando avanti uno studio descrittivo e classificatorio delle immagini, in base al loro aspetto esteriore e alle loro associazioni, e un’analisi del formarsi, trasmettersi e trasformarsi, nonché naturalmente del significato, delle immagini medesime. Appare infatti come punto fondamentale di una ricerca sulla figure che popolano le sculture medievali affrontare in particolare le problematiche relative alla trasmissione e alla modificazione delle immagini, avvenuta sotto la spinta di idee e significati estranei alla loro tradizione iconografica. L’analisi dei resti d’arredo ha offerto la possibilità di studiare alcune iconografie di grande successo nella decorazione degli arredi laziali: Giona ingoiato e rigettato dal pistrice, la testa barbuta, l’Uomo morso o in lotta col serpente e artigliato dall’aquila, i simboli degli Evangelisti, il bestiario medievale e i leoni stilofori. Le raffigurazioni, prese prima in esame singolarmente, sono state poi inserite e analizzate nel loro contesto naturale, ossia l’edificio chiesastico, e in particolare in seno alla decorazione dell’arredo liturgico, cercando di carpire, in costante contatto e confronto con i testi sacri, le fonti letterarie coeve e l’esegesi della prassi liturgica, l’esistenza di una simbologia generale che sovrintendesse al complesso monumentale dell’arredo liturgico.
La ricerca ha tentato quindi di trarre dalle analisi storico-artistiche, documentarie e iconografiche, condotte nei capitoli precedenti, ipotesi, considerazioni e, se possibile, conclusioni sullo sviluppo dell’arredo liturgico nel Lazio meridionale, dal grande evento della ricostruzione desideriana dell’abbazia di Montecassino tra il 1066 e il 1071 agli esiti del principio del XIV secolo.
Una riflessione dunque sul perché e sul come della storia dello sviluppo della suppellettile presbiteriale innanzitutto nel XII secolo, a cavallo tra istanze romano-cassinesi e influssi campani. Influenze che portano nel secolo successivo alla maturazione nel sud della regione di morfemi originali e spesso eterodossi rispetto alla tradizione sia romana sia campana, affrancando quindi il territorio in questione da una visione del tutto periferica. Il basso Lazio dunque, diviso, articolato e disomogeneo sotto il profilo politico e ammninistrativo, rivela invece sorprendentemente da un punto di vista artistico-culturale una capacità creativa, un’originalità e un’unità di intenti nella realizzazione e nel linguaggio degli arredi liturgici.

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