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La scena del sacro - Presentazione


In analogia alle mie ormai ventennali ricerche nell’ambito della Roma medievale e dei Magistri Doctissimi Romani, Gianandrea non si è limitata ad un approccio antiquario per la ricostruzione del patrimonio complessivo in questione, ma ha pure sollevato importanti problematiche che attengono alla sociologia della storia dell’arte. A questo riguardo, sono molto lieto e insieme sorpreso di come le mie idee siano state ben comprese e tenute puntualmente presenti. Lo testimonia il fatto che tra gli innumerevoli ritrovamenti dovuti alla ricerca documentaria figura tra l’altro un’opera firmata ee datata dei Vassalletto (a Valmontone, 1229). Ne deriva la giusta valutazione di quanto i maestri romani erano tenuti in considerazione anche nel Lazio meridionale. E viene chiarito soprattutto quali elementi i committenti e i marmorari locali erano disposti a recepire e quali invece apparivano loro come una tradizione del tutto estranea.
Il tipo di ambone romano, ad esempio, non fu accolto (ad eccezione del caso di Anagni, messo a fuoco qui per la prima volta), anche quando il resto dell’arredo era insolitamente more romano, come a Ferentino. Infatti sia nella Campania settentrionale sia nel Lazio meridionale l’ambone è piuttosto una cassa su colonne libere.
A differenza di quanto avviene nella prassi artistica dell’Urbe, la scultura gioca nel Lazio meridionale un ruolo ben più importante. Fa riflettere la tesi dell’autrice secondo cui gli artisti romani non riuscirono ad adattarsi a questo ambiente così favorevole alla scultura. Un tempo avevo ritenuto possibile che artisti come Nicola d’Angelo, quando lavoravano in contesti diversi, avessero anche la capacità di proporsi più incisivamente come scultori. Che si accetti o meno questa tesi, è corretto che Gianandrea, pur tenendo conto dei legami con la tradizione artistica romana, percepisca il Lazio meridionale come un contesto artistico autonomo e definisca i suoi marmorari con il termine  che a Roma suona semi-ironico di “Maestri Dottissimi Laziali”.

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