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Atina. Il museo archeologico. L'epoca preromana.


Per l’importanza del quadro di riferimento che suggeriscono non si poteva fare a meno di trattare, anche se i materiali sono presenti nel museo solo in copia, il gruppo di bronzi orientalizzanti provenienti da Atina e dal 1908, dopo un regolare acquisto, di proprietà del museo Pigorini. A questi si agganciano altri reperti che in maniera riassuntiva contribuiscono a non spezzare il filo conduttore della continuità storica, fortemente ribadita dai reperti votivi del santuario italico di Pescarola che probabilmente rientrava in antico nelle competenze territoriali di Atina e da altri rinvenuti occasionalmente in aree prossime alla città. Come si è già avuto modo di accennare in altre circostanze, i recenti ritrovamenti di Atina relativi ad un gruppo di tre sepolture unitamente ai materiali provenienti dalla prima campagna di scavi della necropoli di Ominimorti nel comune di S. Biagio Saracinisco, custoditi presso il museo, propongono dati tipologicamente e numericamente significativi che si immettono nella discussione intorno alla definizione della cultura della Valle del Liri ed al delineamento del “problema volsco”.
L’insieme della campionatura archeologica, da tempo proposta da alcuni come indicatrice della presenza volsca, resta in attesa di una rilettura complessiva e di un’analisi dei rapporti tra Valle del Liri, Campania settentrionale ed area appenninica. Rilettura resa difficoltosa da dati spesso solo accennati, a volte distribuiti in maniera puntiforme e sparsi in tre regioni diverse. Tale situazione rende senza dubbio oneroso l’impegno di un singolo studioso ed evidenzia la necessità di un coordinamento che codifichi la ricerca in questo specifico settore.
 

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