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Ciociaria, quella terra di viaggi che non dico

Marcello Carlino
CIOCIARIA, QUELLA TERRA DI VIAGGI CHE NON DICO

 

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 TRATTI DI IDENTIKIT E VOGLIE DI RIMOZIONE

"...Si è spesso pensato e si è detto e si è scritto, quando si è accondisceso ad un vieto luogo comune: gente robusta sì, magari sana, i cui esemplari di gente femminile possono servire da balie...ma gente da guardare dall'alto in basso, specie umana che non ha ancora completato...un bel pezzo residuale di romanzo di formazione, di percorso di civilizzazione. E quel nome poi, per di più: uno stigma come una lettera scarlatta, un certificato di residenza e d'anagrafe...Perchè si potrà discutere circa l'origine di un termine come "ciociaro"... quel che resta indiscutibile è il logo rusticano irrimediabilmente claustrofilo e provinciale, il marchio di selezione sociale e culturale che per esso si deposita. Subirlo come l'ennesima ratifica dell'esistenza in vita, nel consorzio umano delle terre laziali, di un ramo povero e dirazzante della famiglia, di cui doversi vergognare e da non ammettere nelle stanze buone di casa, e percepirlo come un marchio d'infamia è quanto ad alcuni è successo...
...Tra presenza e assenza: è anche avvenuto che quella ciociara fosse una realissima terra che non c'è..."
                                                                                                                                           (pp. 40-43)
                                                                                                                                             

ALTRE MARCHE IDENTITARIE
 

"La Ciociaria è città di città. Complessità che non si lascia ridurre a schema, polivalenza che ricusa ogni semplificazione o definizione unilaterale, contraddizione che non è facile comporre.
Neppure la geografia riesce a prenderla, domarla; ed anzi, provandosi con essa, si rivela per disciplina virtuale, meramente convenzionale e nominalistica e astratta: per pura affabulazione, per falsa scienza. La Ciociaria non coincide, infatti, con il territorio politico di una provincia, non è un'area definita precisamente da alcune linee di demarcazione naturali
...la Ciociaria accade che s'apra e si chiuda, s'allunghi e si restringa come una fisarmonica, rendendo incerti, aleatori i suoi confini. E insegnandoci che una terra può, forse deve pensarsi in un sistema più ampio di relazioni, di interferenze, senza confini che la costringano.
Città di città, la Ciociaria è un'area geografica che non c'è. Eppure è realissima, portando con se anche la realtà di una enclave, di un porto franco del pensiero, di un regesto di città invisibili". 
                                                                                                                                                 (pp. 57-58) 

 

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