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Nella solitudine e nel silenzio - Relazione

I tredici riquadri, che verranno analizzati nel dettaglio, furono descritti da Stevenson già nel 1890,  e  nel 1902 furono attribuiti al Terzo Maestro della cripta di Anagni da Pietro Toesca, che poteva allora vedere solo una parte degli episodi dell’Ultima Cena e della Flagellazione, essendo il ciclo quasi completamente coperto di calce, e rimasto tale fino ai lavori degli anni ’30 del Novecento. Gli affreschi sono stati poi citati da Carlo Bertelli (1970) che li ha ritenuti opera di un alunno del Terzo maestro, autore anche del pannello con Cristo tra santi nell’andito antistante l’oratorio di san Tommaso Becket e della parte più antica degli affreschi di Grottaferrata, riferiti al 1242. Successivamente Alessandro Bianchi (1983), che ha finalmente pubblicato il ciclo in maniera integrale, vi ha riconosciuto una delle mani che formano la personalità del Terzo maestro, ovvero quella proveniente dalla cappella di San Gregorio a Subiaco, la cui attività è stata riferita al sesto-settimo decennio del secolo. Sul piano iconografico, lo studioso ha individuato nel genere delle tavole dipinte, in uso in particolare in Italia centrale, un diretto antecedente per la composizione del ciclo della Passione, di cui confronta, ad esempio, la scelta di raffigurare alcune fasi del processo a Cristo, quali la Flagellazione e Cristo davanti a Pilato, solitamente assenti nella tradizione figurativa orientale, e in Occidente diffusesi in relazione alla spiritualità bernardina e francescana, che in tali immagini celebrava la sopportazione delle sofferenze e l’identificazione con Cristo attraverso la mortificazione della carne. L’assenza della scena della Crocifissione è stata invece giustificata con la probabile presenza di opere d’arte mobili in questo luogo, ad esempio una croce dipinta. Lo studioso ha poi stabilito per gli affreschi un termine post quem al 1255, grazie alla presenza di Santa Chiara aureolata nell’episodio della Stigmatizzazione di san Francesco, che fu infatti canonizzata il 12 agosto di quell’anno da Alessandro IV nella Cattedrale di Anagni. Serena Romano (1984) ha poi ulteriormente precisato la datazione del ciclo, aggiungendo un terminus ante al 1263, desunto dalla presenza nell’iconografia delle Stimmate del serafino crocefisso. Esso appare nella vita Prima di Tommaso da Celano (1228), successivamente modificata nella Leggenda Maior di Bonaventura da Bagnoreggio, dove il serafino viene identificato con Cristo stesso.



RELATORE
Francesca Romana
Moretti
 
   MATERIALI
Relazione
Bibliografia
   ANGOLO EXPO
Antonio Menenti
Stratificazioni...di muri bianchi
 
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