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Nella solitudine e nel silenzio - Relazione


Volendo a questo punto trarre delle conclusioni, inizieremo da alcune precisazioni in merito alla decorazione con il loggiato dipinto contro un fondo a finto mattonato, completato in basso da velari. Serena Romano (1997) ha considerato quest’ultimo e il ciclo della Passione, che vi si stende sopra, come due momenti della stessa fase, ovvero lo “sviluppo di un’idea che è quasi un work in progress”, non avendo rintracciato segni né di scialbatura, né di picchiettatura del primo intonaco a motivi architettonici. Diversamente, in precedenza, si era parlato di due diversi interventi e ritenuto il finto loggiato anteriore, oltre che analogo a quello presente nella Cattedrale di Anagni, e lo si era datato attorno al 1250, proprio in riferimento a quella decorazione (Bianchi 1983). È quindi probabile che il motivo a finto loggiato sia opera di una maestranza che, intorno alla metà del secolo, seguiva modelli già esistenti, ad esempio la decorazione del coro nell’abbazia di San Sebastiano ad Alatri, ed attingeva nel repertorio di decorazioni anagnine e romane della terza bottega della cripta. Significativi confronti si possono infatti istituire non solo con gli affreschi della Cattedrale di Anagni ma anche con l’apparato ornamentale nell’aula gotica dei santi Quattro Coronati a Roma (1240-1250 ca), di recente restaurata. È probabile inoltre che questo primo intervento avesse riguardato anche la chiesa, come sembrerebbe dimostrare un brano di velario conservatosi nella navata destra, analogo a quello presente nella zoccolatura del coro (la questione della datazione del velario nella chiesa è stata lasciata aperta negli studi più recenti). Questo frammento raffigura, oltre al velario, un motivo a cerchi incisi nell’intonaco, lasciando supporre si trattasse di una decorazione di tipo ornamentale che doveva rivestire l’intera parate. Riassumendo le clarisse, al loro arrivo nel monastero, potrebbero aver commissionato, a fini puramente estetici, una prima campagna pittorica che interessò non solo il coro, ma anche la chiesa, già decorata con Storie dell’Infanzia di Cristo sulle pareti della navata centrale (1216-1227), sfruttando motivi ornamentali  ben noti alle botteghe di pittori che avevano lavorato in questa zona. Tale ipotesi sembrerebbe anche avvalorata dal fatto che un brano di finta mattonatura, con linee rosse tracciate su un intonaco bianco, del tutto analogo a quello del coro, si conserva sulla parete settentrionale dell’ambiente noto come passaggio dei convittori, che affianca la chiesa al piano terra, allungandosi parallelamente alla navata destra (attualmente è prospiciente un cortile moderno, ma in origine doveva trattarsi del braccio di un chiostro facente parte del convento medievale).



RELATORE
Francesca Romana
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   MATERIALI
Relazione
Bibliografia
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Antonio Menenti
Stratificazioni...di muri bianchi
 
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