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Stratificazioni...di muri bianchi

Cenacoli di storia dell'arte 2007-2008
24 Novembre 2007
Anagni, Palazzo Comunale, ore 16:30 

ANGOLO ESPOSITIVO
a cura di Loredana Rea

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Antonio Menenti
Stratificazioni…di muri bianchi
 

Nato nel 1948 ad Anagni, dove vive e lavora, Antonio Menenti inizia l’attività artistica con la pittura, passando da un’esperienza figurativa a un linguaggio interessato all’indagine delle possibilità plastiche del colore assoluto. Meditando sull’arte medievale, dal 1990 la sua ricerca si orienta anche verso la scultura, che usa materiali lignei antichi e fonde colori, metalli, carte e tele.

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Nel 2003, presso la galleria Studio Arte Fuori Centro di Roma, espone Sedimentazioni, da cui vengono tratte alcune opere in mostra nell’Angolo espositivo del Cenacolo di oggi, col titolo Stratificazioni…di muri bianchi.
In occasione della citata mostra Loredana Rea, critico d’arte e curatrice dell’Angolo espositivo anagnino, scrisse:
«Materia e memoria sono i poli entro cui si muove fin dai primi anni ’90 la ricerca di Antonio Menenti, che in questi lavori recenti utilizzando carte, cartoni, sabbie, malte e colori ha realizzato una serie di bassorilievi – per lo più di grandi dimensioni – in cui il rigore della sottesa impalcatura geometrica si stempera nella tattilità di una pittura fatta di fini granelli e ruvidi corrugamenti, di imprevisti spessori, improvvise escrescenze e inaspettate depressioni.
Materia e memoria sono due poli apparentemente opposti, eppure dialetticamente correlati, al punto che l’uno trova nella presenza dell’altro la ragione del proprio essere. La materia, infatti, è intesa da Menenti come substrato magmatico in cui le immagini lentamente si stratificano fino a diventare irriconoscibili lacerti di un’esistenza vissuta nella sua ineffabile precarietà. La memoria, invece, è lo strumento attraverso cui l’artista sublima la prosaicità del quotidiano, attraverso cui trattiene durevolmente ogni segno dei suoi accadimenti, attraverso cui cerca di afferrare l’infinità dell’essere superando la finitudine della singola esistenza. La memoria è coscienza dell’accadere, del farsi delle cose, del loro continuo divenire, mentre la materia è il luogo in cui esse si sedimentano per prendere forma. La memoria è la possibilità di oltrepassare la mutevole compiutezza dell’apparenza e raggiungere l’incessante diversità dell’infinito, ma soprattutto di esprimere l’insanabile dicotomia tra il qui e l’oltre, tra la presenza e l’assenza, tra il fenomeno e il noumeno. La materia è una crescita incessante, un continuo accumularsi e sedimentarsi, come per le stratificazioni geologiche del terreno, in cui ogni cosa trova definitiva sistemazione, lasciando significativa traccia di sé. Ma la materia, slabbrata e poi addensata nelle opache escrescenze delle terre e degli ossidi, esaltata sapientemente da impercettibili variazioni di consistenza, di spessore, di tono e di luce a creare una superficie trepidante di infinite vibrazioni, è tenuta sotto registro da una calibrata ricerca formale, che da sempre caratterizza in maniera peculiare il linguaggio di Antonio Menenti e la sua fertile oscillazione tra pittura e scultura».  


RELATORE
Francesca Romana
Moretti
 
   MATERIALI
Relazione
Bibliografia
   ANGOLO EXPO
Antonio Menenti
Stratificazioni...di muri bianchi
 
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