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L'offerta agli dei - Relazione


La forma di quest’ultimo oggetto trova un sicuro confronto con il monumentale thesaurus rinvenuto negli anni ’70 a Sora. Dal 1974 si sono susseguiti, infatti, una serie di scavi archeologici nei pressi della cattedrale della città, che hanno permesso l’identificazione di un podio modanato e delle strutture in opus quadratum di un tempio. Nei pressi di questo, poco distante da un altare dedicato Martei, fu trovato un thesaurus costituito da due blocchi di tufo, sagomati ad emisfero nella parte superiore, su cui era appoggiata una calotta di bronzo, con la dedica a Minerva da parte di due dei quattuoviri di Sora (CATALLI-SHEID 1994). I materiali rintracciati all’interno, permettono una datazione tra 89 a.C. e l’età triumvirale. La singolarità di questo monumento è nelle dimensioni del manufatt. Inoltre non bisogna trascurare che esso è uno dei pochi rinvenuti in situ, circostanza molto rara, grazie a cui sono possibili alcune importanti considerazioni sul rapporto con il tempio o con il santuario e, in ciò, trova confronti solo a Fregellae.

Presso quest’ultima, nel 1979 si svolse la seconda campagna di scavi (COARELLI 1981). La zona interessata dagli interventi, adiacente il santuario d’Esculapio, ha rivelato una serie di piccole strutture a blocchi squadrati. In una di esse era inserito un pozzetto fatto di blocchi di calcare con un foro, ostruito da un piccolo manufatto a profilo ogivale che ha fatto pensare ad una calotta. È stato quindi possibile identificare con certezza il thesaurus del santuario, la cui funzione era accertata dal ritrovamento di una moneta di bronzo, purtroppo non più leggibile. Differentemente dai precedenti, il thesaurus è anepigrafe, ma offre alcuni spunti di ricerca che verranno presi in considerazione nell’intervento.

Rimane poco, se non una piccola descrizione, del thesaurus rinvenuto ad Arpino, nel fondo del signor Gaetano Notargiacomo, denominato Morrone Pelato, in contrada Sant’Amasio. Nel 1896 Sogliano (SOGLIANO 1896) illustrava l’oggetto, formato da due grossi blocchi di calcare locale, combacianti fra loro e tenuti insieme da quattro grappe di ferro. Alcuni elementi avevano una forma sferoidale. La superficie di ogni blocco aveva un incavo circolare, di forma ovale con una canaletta inclinata che immetteva nel cavo. All’interno del manufatto furono rinvenute un centinaio di monete di bronzo, in parte già disperse al momento della pubblicazione del pezzo.
Le poche monete rimaste, sulla base della descrizione del Sogliano, rimanderebbero alla seconda metà del II secolo a.C., presumibilmente intorno al 136 a.C. Lo stesso autore afferma nella sua comunicazione che le due pietre entrarono a far parte delle collezioni del Museo di Napoli, in seguito alla donazione del proprietario.


RELATORE
Maria Giudici
   MATERIALI
Relazione
Bibliografia
   ANGOLO EXPO
Fernando Rea
Il convivio degli dei
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