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L'offerta agli dei - Relazione


I thesauri, nell'accezione di cassette delle offerte, contenevano le monete donate alla divinità. L’intervento valuterà le motivazioni e le diverse tipologie di elemosina sacra, soffermandosi inizialmente sul denaro immesso nei thesauri. L’argomento offre importanti spunti di ricerca per comprendere chi donava ma soprattutto chi usava i fondi e li gestiva.
A tal proposito, una fonte importante è costituita dal Cippus Abellanus. Con tale iscrizione, posta al confine tra le città di Nola e di Abella, si tentava di regolamentare il santuario dedicato ad Ercole, appartenente ad entrambe le comunità, ed i suoi beni, tra cui anche il thesaurus in esso posto. Nell’iscrizione le due città definivano le modalità di apertura dei thesauri, indicando chi doveva presenziare alla sua apertura e a chi era destinato il suo contenuto.
Le informazioni offerte dalla stele possono essere integrate dalle iscrizioni che accompagnano questi manufatti.
In una società dove il valore religioso correva di pari passo con quello civile, non stupisce che la gestione di questo denaro non toccasse ai sacerdoti ma all’intera comunità, rappresentata da aediles, censores o curatores operum publicorum. Tali magistrati dovevano utilizzare questo denaro ed il ricavato della vendita o dell’affitto dei beni sacri in favore del tempio stesso (BODEI GIGLIONI 1977).
Nelle iscrizioni si usa specificare la proprietà del denaro, utilizzando i termini pecunia o stips. Si possono così incontrare le espressioni: pecunia Iovis ad Aletrium (CIL, I2 3105), oppure de stipe Aesculapi  a Roma (AE 1987, 53).
Generalmente chi amministrava le proprietà dei templi, soprattutto i preziosi, erano i magistrati cittadini che dovevano utilizzare il ricavato dalla vendita o dall’affitto dei beni sacri in favore del tempio stesso. L’offerta alla divinità - in denaro e in ex-voto - infatti rendeva l’oggetto sacro, ma allo stesso tempo tale offerta era a disposizione della città ed il suo utilizzo da parte delle magistrature locali non costituiva un sacrilegio. 
Le offerte dovevano avere una rilevanza enorme nella gestione economica dei templi, così come fu in seguito per il Cristianesimo, benchè con altro significato. Nelle opere apologetiche cristiane, gli autori facevano propaganda a favore del Cristianesimo dimostrando quanto fossero improduttive le offerte fatte nei templi pagani, mentre si decantava l’utilità degli aiuti nei confronti dei poveri attraverso le offerte e i donativi fatti nelle chiese e nei monasteri.


RELATORE
Maria Giudici
   MATERIALI
Relazione
Bibliografia
   ANGOLO EXPO
Fernando Rea
Il convivio degli dei
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