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Le acque che sono sotto il firmamento - Relazione

Il sottarco anagnino, per ora definito genericamente marino, è oggetto di esplicita citazione in un intervento del Grabar dal programmatico titolo La Mer Céleste dans l’iconographie carolingienne et romane. Indubbio merito di tale contributo è quello di aver aperto il dibattito storico-artistico ad un tema tra i meno indagati: la figurazione del ‘mare celeste’. Anche nel caso del sottarco nella cripta di Anagni, dunque, dovremmo assistere all’illustrazione «della nozione di una zona d’acqua  o di mare superiore fissato tra il firmamento dei cielo visibile ed il cielo superiore invisibile». Lo studioso è il primo ad aver rintracciato come fonte testuale all’origine di questa ed altre illustrazioni il versetto del Genesi 1, 7 dove si legge: «Dio fece il firmamento e separò le acque che sono sotto il firmamento da quelle che sono sopra il firmamento». Nel proseguo dell’intervento, egli usa in senso sinonimico le «acque sopra il firmamento» ed il «mare celeste o di cristallo», compiendo di fatto una sovrapposizione testuale tra la fonte genesiaca e quella dell’Apocalisse giovannea. Nella visione dell’Adorazione dell’Agnello, infatti, Giovanni racconta: «Davanti al trono vi era come un mare trasparente simile a cristallo. In mezzo al trono e intorno al trono vi erano quattro esseri viventi pieni d’occhi davanti e di dietro» (Ap. 4, 6). Trattasi probabilmente di un fraintendimento cólto dell’autore. È pur vero, infatti, che quelle «acque sopra il firmamento» di genesiaca memoria saranno prefigurazione del ‘mare di cristallo’ oltre il quale si apre il cielo, dove i seniori possono adorare l’Agnello alla fine dei tempi. Rimane tuttavia da sottolineare come i due contesti in cui appare uno scenario marino siano del tutto distinti, sul piano testuale ancorché su quello iconografico: il primo afferisce ad ambito cosmologico, di creazione ed ordinamento dell’Universo, il secondo invece ad uno escatologico di carattere teofanico. Non pare dunque a tutt’oggi più condivisibile la “lettura estensiva” proposta da Grabar nel voler riconoscere un generico ‘mare celeste’ in una serie di figurazioni che spesso presentano caratteristiche iconografiche diverse fra loro, solo accomunate dall’elemento Acqua. In tal senso il ricorso metolodogico al contesto entro cui questi paesaggi marini sono presentati appare ancor più necessario. Proponiamo infine di utilizzare l’espressione ‘mare celeste o di cristallo’ soltanto in ambito apocalittico.
In questa prospettiva appare del tutto propria l’interpretazione dell’opera centrale di cui è oggetto l’intervento del Grabar: la celebre miniatura del folio 1v del Vangelo di Saint-Medard de Soisson, databile al IX secolo. Qui viene infatti raffigurata la scena dell’Adorazione dell’Agnello apocalittico (Ap. 4, 1-11) dove «tra i vegliardi ed i simboli [degli Evangelisti] su un architrave appare un paesaggio nilotico (pesci e uccelli acquatici, pigmei pescatori..)». Stessa scena è presente nelle pitture della cripta anagnina nel catino dell’abside maggiore, non già, come suggerito dal Grabar, nell’intradosso di arco in questione. In aderenza all’Apocalisse giovannea (Ap. 5, 6-8), gli affreschi di quella zona illustrano la scena dell’adorazione dell’Agnello. È questo grandioso concerto, modulato ritmicamente dalle maestose figure dei seniori dove non manca la raffigurazione del ‘mare di cristallo’ (Ap. 4,6). Questo mare introduce lo spazio ultraterreno costituendone la base che corre da sinistra a destra per tutta l’ampiezza della curvatura. Le acque vengono rese tramite sottili linee parallele nervosamente ondulate. Esse, prive di fauna marina, sono smeraldine ad indicare la loro purezza. L’allusione ad uno stesso contesto testuale unitamente ad un simile sviluppo iconografico fanno concludere che sia nel caso dell’Evangelario, sia in quello dell’abside della cripta di Anagni le acque raffigurate sono quelle del ‘mare celeste’ che alludono alle ‘acque superiori’ di genesiaca memoria. Infine ipotizziamo che questo motivo marino debba essere letto congiuntamente alla stupenda fascia decorativa sottostante.

RELATORE
Claudia Quattrocchi
      MATERIALI
Relazione
Bibliografia
   ANGOLO EXPO
Fernando Rea e Giovanni Fontana
Immagini d'acqua
       

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