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Le acque che sono sotto il firmamento - Relazione

Se le acque rappresentate nella conca absidale maggiore sono da interpretarsi inequivocabilmente come il ‘mare celeste’, possono avere stessa interpretazioni le acque rappresentate nell’intradosso?
E’ perciò del tutto inverosimile che gli affreschi anagnini presentino ben due rappresentazioni delle ‘acque superiori’ in due luoghi diversi del discorso pittorico ed in modo così difforme fra loro. Questa serie di ragioni ci induce a concludere che si deve parlare di ‘mare celeste’ o ‘acque superiori’ solo nel contesto del ciclo apocalittico e segnatamente nell’abside maggiore.
Avendo dunque escluso che il sottarco anangnino rappresenti le ’acque superiori’, entro quale lettura può essere ricondotto?
Nel 1965 Andberg dedica un contributo monografico all’intera figurazione dell’intradosso della cripta, giungendo a riconoscervi la rappresentazione delle ‘acque inferiori’ citate proprio nel Gn. 1, 7a.
In questo senso possiamo ad ora affermare come la dimensione acquatica sia per sé un “termine medio” è caratterizzato sempre da costanti iconografiche: l’acqua ed i pesci. A questi elementi possono aggiungersene ulteriori che, congiuntamente al contesto generale delle pitture, orientano la lettura in una direzione piuttosto che in un’altra. Seguendo l’acuta analisi di Andberg indagheremo per prima cosa il contesto dell’intradosso anagnino per poi rivolgerci al carattere iconografico primario.
Lo studioso definisce il paesaggio marino dell’intradosso come «una parte del ciclo delle scienze», sottolineandone il carattere decisivo di spazio separativo tra la I e la II volta. Quanto al carattere delle pitture ne riconosce «un accento piuttosto scientifico che mistico». Il porre poi l’accento sul carattere “esegetico” di queste immagini in riferimento ai temi creazionistici biblici lo conduce a meglio giustificare quel tono grottesco intenzionalmente enfatizzato, che fa del paesaggio marino un vero e proprio unicum iconografico quanto alla ricchezza e varietà dei suoi attributi. Siamo dunque dinanzi ad un tipo iconografico sinora mai analizzato che forse partendo da antiche scene nilotiche alessandrine giunge ad un esito di segno opposto.

RELATORE
Claudia Quattrocchi
      MATERIALI
Relazione
Bibliografia
   ANGOLO EXPO
Fernando Rea e Giovanni Fontana
Immagini d'acqua
       

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