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Le acque che sono sotto il firmamento - Relazione

Riconsiderando pertanto la citazione di Grabar di Gn. 1, 7, noi aggiungiamo che nella cripta anagnina ne esiste uno svolgimento figurativo completo: «Dio fece il firmamento (I volta, macrocosmo) e separò le acque che sono sotto il firmamento (sottarco) dalle acque sopra il firmamento (registro inferiore della scena dell’Adorazione dell’Agnello nel catino absidale maggiore)».
L’opposizione verbale che propone il versetto genesiaco tra il «sopra il firmamento» ed il «sotto il firmamento» si evidenzia in modo ancora più esplicito in termini figurativi. Le due rappresentazioni presentano fra esse caratteristiche di speculare antinomia in tutti gli attributi e ancor prima nell’assetto iconografico generale. L’affresco che decora il sottarco presenta una composizione caotica, disordinata, volutamente aliena da alcuna logica strutturativi interna. Al contrario le acque cristalline al di sotto dei vegliardi sono placide, vivificate solo da piccole onde rese da sottili linee bianche. La fascia decorativa sottostante, da leggersi in totale armonia di senso con il mare sovrastante, è tutta regolata da una severa simmetria. Tale logica simmetrica trova la sua ragione nel fatto che proprio al centro della conca absidale (tra il secondo e terzo registro pittorico) si apre un finestra strombata, lì pensata sin dal progetto originario. Questa apertura costituisce in parte un vincolo per la distribuzione delle pitture, in parte è un data di simmetria per la stessa, assicurando un effetto molto suggestivo. In asse con la luce che da essa penetra, in alto, vi è l’immagine dell’Agnello apocalittico entro un clipeo iridato (Ap. 4,3b); a sinistra e a destra due coppie dei simboli dei viventi sovrastano i due gruppi di dodici vegliardi. Questa logica distributiva pervade non solo la resa del ‘mare celeste’ (che sempre identico è al di sotto del terreno), ma anche il decoro sottostante, in cui figure e colori si accordano in precisi rimandi interni. Tale cadenza ritmica è del tutto assente nel sottarco: gli scuri flutti sono sconvolti dai sincopati movimenti dei pesci e di altri mostri marini. Dove qui ci sono solo pesci, lì sono uccelli, coppe e corone. Come nel sottarco il Primo Maestro dipinge corpi di uomini ed animali in modo intenzionalmente sproporzionato e deforme, nell’abside la stessa ‘mano’ disegna lievemente con un tratto veloce, raffinato, calibrato. Anche la scelta cromatica accentua la fisionomia di questa dialettica oppositiva giocata sull’accezione negativa/positiva dei due paesaggi marini. Le ‘acque inferiori’ sono quelle degli abissi mai penetrati dalla luce e dunque scure di un blu pastoso ed opaco; le ‘acque superiori’ sono quelle della calma contemplativa, tutte attraversate dalla luce della Fede e della Grazia e dunque chiare, brillanti. Bisognerà tener mente a questa serie di “coppie di antinomie iconografiche” quando rivolgeremo la nostra attenzione al senso che esse possono assumere nel contesto degli affreschi.

Al termine della disanima iconografica possiamo dunque affermare che il paesaggio marino rappresentato nell’intradosso dell’arco che divide la I dalla II volta è una traduzione figurativa delle ‘acque inferiori’ del Genesi. Esse fissano un motivo iconografico opposto sia semanticamente, sia figurativamente, a quello delle ‘acque superiori’ o ‘mare celeste’ apocalittico pur presente nella cripta anagnina alla base del terzo registro dell’abside maggiore. Dal punto di vista del metodo, la nostra ricerca seguirà una direttrice geografica sud-nord e nord-ovest. Verificheremo, infatti, che i restanti quattro esempi di paesaggio marino sono attestati in Lombardia (due) ed in Piemonte (due). Quanto alla Lombardia si analizzeranno i casi presenti nel S. Ambrogio a Milano e nel S. Vincenzo a Galliano (Como). Quanto al Piemonte saranno indagati gli esempi nel S. Pietro a Carpignano Sesia (Novara) e Roccaforte Mondovì (Cuneo). Più specificatamente proporremo due esempi paradigmatici: per il territorio italiano, il sottarco nel S. Ambrogio di Milano, per quello francese, il sottarco nella cappella di S. Teodoro nell’abbaziale di Saint-Chef (presso Lione).  

RELATORE
Claudia Quattrocchi
      MATERIALI
Relazione
Bibliografia
   ANGOLO EXPO
Fernando Rea e Giovanni Fontana
Immagini d'acqua
       

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