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Le acque che sono sotto il firmamento - Relazione

Saint-Chef (presso Lione)

La chiesa abbaziale benedettina di Saint-Chef (presso Lione) è sita nella regione del Delfinato. La storia dell’abbazia è difficilmente ricostruibile a causa della mancanza di attestazioni scritte datanti. L’edificio attuale dovrebbe risalire al XII secolo per i caratteri architettonici che evidenzia. Dopo una lunga indagine archeologica, Oursel ha proposto di datare gi edifici monastici (chiesa inclusa) tra il 1100 ed il 1110.
Il nostro interesse si concentra, tuttavia, sulla cappella situata all’entrata del transetto sud, dedicata a S. Teodoro. Le pitture che essa conserva sono del tutto contestuali a quelle restanti della chiesa, dunque anch’esse datano all’inizio dell’XII secolo. Su un fondo di ampie bande parallele bianche, rosse, e blu, troneggia, nel catino absidale, la figura del Cristo. Egli è effigiato entro una mandorla, con aureola cruciforme, mentre brandisce una croce astile seduto su un trono. Ai suoi lati sono ancora visibili le sagome di due personaggi femminili; l’una, quella di destra è identificata da un’iscrizione: Misericordia, l’altra, quella di sinistra, è in genere interpretata come la Giustizia (virtù abitualmente associata nella Bibbia e nell’iconografia). La visione è inquadrata, nella zona sottostante, da una cornice a meandri policromi, mentre nel registro inferiore (dove si apre una finestra strombata) si riconoscono le figure di due santi monaci benedettini raffigurati a piena figura in atteggiamento orante.
La porzione meglio conservata di tutti gli affreschi della cappella risulta, senza dubbio, quella dell’intradosso dell’arco absidale. Come ad Anagni e Milano, si spiega l’immagine di un inquietante mondo marino. Entro due bande rosse bordate da una sottile linea bianca scuri flutti sono animati e popolati da mostruosi abitanti. Lì dove, nel sottarco della pieve di S. Maurizio, troviamo due uomini che si accapigliano, qui a Saint-Chef al sommo dell’arco vi è un viso maschile. È una maschera brutale e deforme dalle cui orecchie fuoriescono enormi pesci e dalla cui bocca, aperta con i denti digrignati in un morso ferino, fuoriescono due serpenti marini. Mostri dal corpo argenteo e tutto attorcigliato su se stesso in mortifere spire, attaccano e sono attaccati da due sirene. Per ciascun lato di questo viso maschile vi è, infatti, una sirena nell’atto di colpire con una lancia (impugnata a due mani) il mostruoso avversario che si le protende contro a bocca aperta. La parte umana della sirena, in posizione quasi verticale, è tutta coinvolta nel conflitto, la parte ittiforme del suo corpo è caratterizzata da un’unica coda bicroma (argento e rosso). Questa rara iconografica di sirene armate in lotta contro un pesce potrebbe equivalere, a nostro avviso, non solo a quella della sirena milanese che afferra con la mano destra un pesce, ma anche a quella di una terza sirena presente nel sottarco francese. Alla base dell’intradosso, a destra (nella parte sud) la figura della sirena viene reiterata per una terza volta. Essa tenta la difesa da due pesci anguilliformi affrontati all’altezza del suo volto in atteggiamento minaccioso. È una lotta eterna perché i mostri che essa impugna non sono altro che le due terminazioni della sua stessa coda. Come nel caso della parte sommitale, anche in questo sembrerebbe echeggiare il motivo di un’insolvibile dicotomia: la parte umana (femminile) tenta di sconfiggere o quantomeno affrontare la parte ferina (serpentiforme); ad Anagni, le code affrontate all’altezza del viso fanno intuire lo stesso concetto.  


RELATORE
Claudia Quattrocchi
      MATERIALI
Relazione
Bibliografia
   ANGOLO EXPO
Fernando Rea e Giovanni Fontana
Immagini d'acqua
       

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