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Forme di sepoltura nel Lazio meridionale - Relazione


Le problematiche relative a questi monumenti furono rilevate alla fine degli anni ’60 da Mario Torelli, il quale gettò le basi per il loro studio, dando una rappresentazione grafica della loro diffusione, osservando che essi mancavano nelle “zone di antica civiltà con tradizioni funerarie e sociali diverse dal resto della penisola” e ipotizzando, col supporto delle poche epigrafi associate ai monumenti figurati, che essi appartenessero a militari o a ricchi commercianti. Questa committenza sarebbe da collocare, secondo Torelli, tra la fine del II ed il I secolo a.C.
Gli studi su tali categorie monumentali, in seguito all’articolo, si moltiplicarono nel corso degli anni, aggiornando man mano la pianta di distribuzione del Torelli.
Tra essi è da annoverare quello di Marcello Rizzello, che notò l’esistenza di un gran numero di reperti nelle aree sorana e cominese della provincia di Frosinone. Anche per questi monumenti, i modelli risultano di derivazione greca ma riadattati alla tradizione italica.
Gli studi hanno confermato l’esistenza di una committenza particolare, soprattutto militare: questi territori infatti furono interessati dalla distribuzione di terreni ai veterani, i quali acquisirono con il tempo un ruolo importante nella vita sociale delle loro città.
In un secondo tempo fu la ricca borghesia locale, costituita principalmente da negotiatores e da notabili cittadini, ad adottare le stesse tipologie sepolcrali nell’intento di autorappresentarsi. I grandi sepolcri infatti divennero progressivamente accessibili alle elites municipali e, più tardi, anche a più vasti strati sociali.



     RELATORE
Maria Giudici
   MATERIALI
Relazione
Bibliografia
  INTERVENTI
Alessandra Tanzilli
Sparsa ac disiecta membra

             
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