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Forme di sepoltura nel Lazio meridionale - Relazione


Poco lontano dalla Valle di Comino, a Gaeta, il sepolcro di L. Munatius Plancus e ciò che rimane di quello di L. Sempronius Atratinus sono gli ultimi esempi noti di tombe monumentali a fregio dorico nel Basso Lazio.
Il modello è ancora una tomba gentilizia: quella di Augusto. Si tratta di una struttura cilindrica, definita tradizionalmente “mausoleo”, decorata nella parte superiore da un fregio d’armi. Nel caso della tomba di L. Munatius Plancus la decorazione doveva ricordare la vittoria del generale romano sulla popolazione dei Raetii.
Difficile fornire dei capisaldi cronologici per queste tipologie, ascrivibili nella maggioranza dei casi alla metà del I secolo a.C. La Guerra Sociale dovrebbe fornire il terminus post quem, mentre già con la prima età augustea la moda sembrerebbe venire meno, benché sia possibile riscontrare alcuni sporadici esempi posteriori.
In tale periodo questo genere di monumenti si diffuse all’interno della penisola italica, in particolare nelle regioni precocemente colonizzate da Roma, ad eccezione delle zone dove restava viva una forte tradizione funeraria come l’Etruria meridionale o la Magna Grecia. Tuttavia da Paestum ad Aquileia questi monumenti, veicolati dalla colonizzazione romana e legati al nuovo prestigio politico, trovarono un campo di applicazione durevole e furono esportati anche al di là delle Alpi: nella Narbonese, in Spagna, in Germania, in Pannonia, fino ad arrivare all’ultima testimonianza, localizzata in Africa e datata alla seconda metà del I secolo d.C.
In questi ultimi esempi si rileva una crescente disaffezione verso la decorazione a fregio dorico, a vantaggio del fregio a motivi vegetali e le stesse tipologie sepolcrali variano, ampliandosi e arricchendosi.  


     RELATORE
Maria Giudici
   MATERIALI
Relazione
Bibliografia
  INTERVENTI
Alessandra Tanzilli
Sparsa ac disiecta membra

             
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