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Mars sive Numiternus

Cenacoli di storia dell'arte 2007-2008
16  Febbraio 2008
Atina, Palazzo Ducale dei Cantelmo, ore 16:30

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Maria Giudici
Mars sive Numiternus
Divinità italiche e divinità romane tra continuità e novità

Mars sive Numiternus: l’iscrizione di Atina del II secolo d.C. è il primo documento che accerta l’esistenza di una divinità conosciuta con il nome di Numiternus. Si ritiene che il suo culto abbia origini italiche, volsche o sannitiche, e che si sia protratto per oltre sei secoli, tanto da essere menzionato da Tertulliano. L’epigrafe di Atina è uno degli elementi documentari da cui muove l’indagine tesa ad identificare le divinità venerate nel Latium adiectum che, nate in epoca preromana, continuarono ad esistere nelle epoche successive. Tramite esempi puntuali, verranno sottolineate la nascita ma soprattutto le fasi di trasformazione di tali culti: di varia provenienza, soggetti ad una progressiva ellenizzazione attraverso i frequenti contatti con i Greci dell’Italia meridionale, assimilati ad alcune divinità italiche e poi traslati all’interno del pantheon romano, essi mostrarono una continuità di vita ancora percepibile nei primi secoli di diffusione del Cristianesimo.
Attraverso la pax deorum, ossia i principi di tolleranza, Roma assimilò all’interno del proprio pantheon alcune divinità venerate dai popoli vinti, a cui dunque garantì una certa libertà di culto. Le intenzioni sottese a tale pratica vanno ricercate non tanto nel desiderio di conquistare la benevolenza della divinità acquisita quanto nel più prosaico tentativo di prevenire possibili disordini civili. Spesso l’assimilazione avveniva attraverso il rito dell’evocatio, una formula con cui si invitavano gli dei della città nemica ad abbandonare la loro sede e a trasferirsi a Roma.
La storia della religione romana conserva molti casi di questo genere, a partire dai primi contatti che tale popolo ebbe con i propri vicini. Il Lazio meridionale conserva ancora oggi tracce dei culti volsci, ernici, o sannitici (Mefiti, Marica, Deluentinus, etc.) grazie all’interpretatio che si ebbe in età romana. Obiettivo di questo incontro sarà dunque quello di rintracciare e interpretare gli indizi relativi a tali persistenze.


     RELATORE
Maria Giudici
   MATERIALI
Relazione
Bibliografia
  INTERVENTI
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Roma Caput Mundi?
             
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