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Mars sive Numiternus - Relazione


Una divinità che ha lasciato molte tracce di sé anche in età medievale è Mefiti. Le origini della dea debbono risalire attorno al VI-V secolo a.C. Il suo culto partì probabilmente dall’Irpinia, più esattamente nella Valle dell’Ansanto, intorno al VI secolo a.C., da cui si spostò verso i territori lucani (Rossano di Vaglio) e campani, poi verso il Lazio meridionale, intorno al IV secolo a.C. e da qui a Roma e al nord Italia. Nella Valle di Comino il culto è sicuramente documentato da un testo epigrafico del I secolo a.C. e dal ritrovamento di un luogo di culto presumibilmente a lei dedicato presso la località di Capodacqua, nel territorio di Settefrati (FR). Molto probabilmente questa divinità fu introdotta nel pantheon romano grazie ad un processo di evocatio durante le guerre sannitiche. Il suo culto perdurò a lungo ed influenzò l’introduzione di quello della Madonna nella medesima area.
Per quanto concerne l’area ernica, i ritrovamenti di un cippo ad Anagni e di una dedica a Uchi Maius documentano una divinità altrimenti oscura: Laverna. La devozione per questa divinità raggiunse anche Roma, dove una porta della cinta muraria repubblicana prese il suo nome, in prossimità di un’area sacra a lei dedicata. L’elenco delle divinità locali, variamente assimilate dalla romanità, si può estendere ancora ad Ercole, Cerere, Marica, Deluentinus, etc., tutte figure che lasciarono nella storia religiosa di Roma delle tracce indelebili.  


     RELATORE
Maria Giudici
   MATERIALI
Relazione
Bibliografia
  INTERVENTI
Dario Pietrafesa
Roma Caput Mundi?
             
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