La storia del profeta Giona, ingoiato e rigettato dalla balena, è presente nel Lazio meridionale nel pulpito di Minturno, in quello di Cassino, di cui rimane solo il frammentario rilievo con la coda del pistrice, nello scomposto ambone di Alatri, con la sola scena del profeta rigettato, e in quello perduto di Gaeta. Si tratta di un motivo decorativo di importazione che giunge nel basso Lazio per il tramite degli arredi della Campania, trovandosi ad abundantiam proprio ad ornamento dei pulpiti di questa regione. Secondo il racconto biblico, il profeta Giona si imbarca verso Tarsis per sfuggire all’ordine di Dio di recarsi a predicare nella città pagana di Ninive, con il compito di annunciare il castigo divino destinato a portare l’intera città e i suoi abitanti alla distruzione. Scatenatasi durante la navigazione una tempesta, Giona, riconoscendosi colpevole di aver provocato l’ira divina, viene gettato dai marinai in mare, dove è inghiottito da una balena che lo rigetta però dopo tre giorni, grazie alle continue preghiere. Recatosi a predicare presso i Niniviti, questi si pentono dei loro peccati, salvandosi così dal castigo di Dio. Giona tuttavia, contrariato per il ravvedimento che scongiura la distruzione di Ninive, viene ammonito da Dio con l’episodio dell’albero di ricino, che serve a fargli comprendere il perdono alla città: se Giona ha pietà per il ricino, cresciuto in un giorno e poi distrutto da un verme, perché non deve averne Dio per i Niniviti?
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