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Tra peccato e redenzione - Relazione: Giona

Il successo della vicenda di Giona nell’ambito dell’arte cristiana comincia in realtà sin dall’età paleocristiana, quando il tema risulta assai diffuso sia nella pittura catacombale sia nella decorazione dei sarcofagi, con un’attenzione particolare verso gli episodi della balena e del profeta dormiente sotto il ricino. Nel passaggio all’alto Medioevo, Giona si ritrova con una certa frequenza nell’arte bizantina, come mostrano uno stucco del Battistero Neoniano di Ravenna, nel quale sono raffigurati due pistrici con in mezzo il profeta inghiottito dall’uno e rigettato dall’altro, e una serie di miniature databili tra il VI e l’XI secolo, quali il Codice di Rabula, la Topografia di Cosma Indicopleuste e le Omelie di Gregorio Nazianzeno, dove si riscontra l’inserimento di nuovi episodi narrativi della vita del profeta. Una lastra del VI secolo con la parte superiore del corpo del profeta, rinvenuta a San Salvatore a Brescia e attualmente nel Museo, attesta comunque la diffusione del tema anche in ambito occidentale. Quello che accomuna le testimonianze artistiche di epoca paleocristiana e altomedievale, differenziandole invece da quelle campano-laziali dell’XI, XII e XIII secolo, è il vivido interesse narrativo per le vicende del profeta, che si esplica nella rappresentazione di più episodi biografici. Al contrario i pulpiti campani sintetizzano il racconto biblico con l’assunzione di una schema rigidamente simmetrico, che rivela forti intenti simbolici e decorativi. Inoltre, mentre nei sarcofagi paleocristiani l’accento cadeva soprattutto sulla figura di Giona dormiente, promessa di pace eterna, e questo era l’episodio prescelto quando lo spazio decorativo era ridotto, nelle raffigurazioni campano-laziali invece il ruolo da protagonista spetta alla vicenda del mostro marino. La cultura del XII e XIII secolo ha infatti principalmente trattenuto l’episodio della balena perché facilmente riconducibile a valenze semantiche di subitanea lettura, legate al tema della “rinascita” e della “resurrezione”: l’avventura del profeta per tre giorni nel ventre della balena prefigura la sepoltura di Cristo, seguita dopo tre giorni dalla Resurrezione. Il parallelo, esempio classico di concordanza tra Antico e Nuovo Testamento, è ben spiegato in Matteo: “Come infatti Giona rimase tre giorni e tre notti nel ventre del pesce, così il figlio dell’uomo resterà tre giorni e tre notti nel ventre della terra”.  


RELATORE
Manuela Gianandrea
   MATERIALI-a
Relazione: Giona
Relazione: L'uomo col serpente
    MATERIALI-b
Bibliografia
         
    

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