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Tra peccato e redenzione - Relazione: Giona

Così in Campania, in Abruzzo e nel basso Lazio sulla doppia rampa degli amboni e sui parapetti della scala d’accesso al pulpito campeggia l’immagine del profeta biblico prima ingoiato e poi rigettato dalla balena. Da un’osservazione delle prime testimonianze pittoriche e scultoree, come quelle di Ravello, Capua o Minturno, Volbach ritiene correttamente che la figura del mostro marino della storia di Giona derivi dal simurgh sasanide delle stoffe di VI/VII secolo, riprodotto in sete bizantine del X/XI e quindi rivisitato e reinventato dagli artisti campani. In realtà una rielaborazione del motivo del simurgh era probabilmente già avvenuta in Oriente: su un rilievo della chiesa armena di Santa Croce di Aght’mar infatti all’interno proprio di un ciclo dedicato a Giona il mostro marino è ancor più vicino, rispetto a quelli campani, al prototipo sasanide. Che la fonte comune, sia per la Campania sia per l’Armenia, relativamente a questo tipo di raffigurazione sia bizantina, lo dimostrano, ad esempio, il pistrice dell’architrave del portale di San Benedetto a Brindisi dello scorcio dell’XI secolo, straordinariamente simile a quello di Minturno, e il pistrice/simurgh presente, in funzione solo decorativa, su una cassettina eburnea bizantina del X secolo nel Museo di Ravenna. L’immagine di ispirazione sasanide deve essere stata accolta in Campania e nel Lazio meridionale verso l’XI secolo a giudicare dalle prime testimonianze che compaiono nelle miniature: nell’Exultet da Mirabella Eclano e in quello oggi conservato nel Museo di Pisa si vedono infatti nella scena del Diacono sull’ambone due pistrici/simurgh ad illustrare la storia di Giona sulla struttura liturgica. Una conferma giunge anche dal rilievo frammentario di Cimitile, datato al IX secolo, in cui il pistrice sembra piuttosto lontano dall’ippocampo sasanide. Appartenuta in origine ad un ambone a doppia rampa, la lastra di Cimitile attesterebbe l’esistenza del tema decorativo già nell’alto Medioevo. La presenza di un pistrice nell’apparato decorativo di un ambone ha comunque un’origine antica, visto che la rampa destra d’accesso alla struttura liturgica di Santa Sofia a Tessalonica del VI secolo è decorata proprio con l’effigie di un mostro marino. Testimonianze come questa di Tessalonica possono naturalmente, data la posizione occupata dal pistrice, aver favorito l’inserimento e soprattutto l’impaginazione del tema di Giona rigettato dalla balena negli amboni campani e laziali. Tuttavia all’artista medievale non deve essere stata estranea nemmeno la fonte iconografica antica. Nei sarcofagi e nelle catacombe di epoca paleocristiana la balena già si caratterizza infatti come un mostro marino, dalla sinuosa coda attorcigliata e dalla orecchie appuntite. Inoltre in una lastra conservata a Positano il pistrice ha, al posto delle ali, un anello di fogliame intorno al collo, desunto probabilmente da qualche figura di tritone romano, che ritorna poi in un rilievo del museo Correale di Sorrento dove la balena è rappresentata come un leone marino, rivelando ancora una matrice iconografica classica.


RELATORE
Manuela Gianandrea
   MATERIALI-a
Relazione: Giona
Relazione: L'uomo col serpente
    MATERIALI-b
Bibliografia
         
    

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