Home
Tra peccato e redenzione - Relazione: Giona

L’accentuazione del carattere mostruoso della balena nei rilievi medievali con le Storie di Giona chiarisce le componenti negative della figura del pesce e in generale le valenze semantiche di tutta la raffigurazione. La bocca dell’animale marino, da cui Giona entra e riesce rigenerato, simboleggia infatti l’entrata e l’uscita dal male, dagli inferi e in ultimo dalla morte, di cui la balena si fa metafora. Soprattutto nel mondo romanico l’ingresso dell’Inferno viene di sovente rappresentato, come si vede nei rilievi di Sainte Foy a Conques, attraverso le fauci orrendamente spalancate di un mostro, molto simile ad un grande pistrice. Il ruolo del mostro marino è comunque chiaramente definito dal “Cetum esse non dubitatur infernum” del De Jona propheta di San Zenone e soprattutto dall’iscrizione che corre lungo la lastra con Giona rigettato a Sessa Aurunca: “Inferus ut cetus Jonam vomit inde repletus sic reddit Christum, docet hoc scriptura per istum”. Giona ingoiato e rigettato dal pistrice confluisce quindi nella decorazione degli amboni in quanto eccellente prefigurazione tipologica della Resurrezione di Cristo. Il successo, quasi intramontabile, di questo soggetto narrativo si riconnette quindi alla cerimonia liturgica pasquale del Sabato Santo e specialmente dell’Accensione del cero, simboleggiante, come la stessa vicenda di Giona, la Resurrezione di Gesù. Il rito assumeva un tono particolarmente solenne in Campania, dove era diffusa la lettura del rotolo dell’Exultet, nelle cui miniature viene illustrato il rituale: l’arcidiacono riceveva l’Exultet dalle mani del vescovo poi, dall’alto dell’ambone, cantava il Lumen Christi sciogliendo man mano il rotolo. Durante il canto un accolito accendeva il cero, che veniva poi incensato e benedetto. La raffigurazione di Giona, posta proprio nel luogo dove volgeva lo sguardo dei fedeli, diveniva così un’efficace illustrazione del mistero e del significato profondo della Pasqua: una festa di Resurrezione per vincere la morte e riscattare gli uomini dal male. La liturgia pasquale nell’Italia meridionale prevedeva infatti che tra le dodici lezioni della veglia di Pasqua venissero lette proprio la preghiera di Giona e quella dei tre fanciulli, altra brillante metafora di rinascita.


RELATORE
Manuela Gianandrea
   MATERIALI-a
Relazione: Giona
Relazione: L'uomo col serpente
    MATERIALI-b
Bibliografia
         
    

HOME CENACOLI

    



 

© 2007 - 2018 Latiumadiectum
e-mail: redazione@latiumadiectum.it - direttore@latiumadiectum.it
Il portale viene aggiornato senza regolare periodicità, pertanto non rientra nella categoria dell'informazione
periodica stabilita dalla Legge n.62 del 7 marzo 2001.