La figura maschile avvolta o morsa dal serpente e artigliata dall’aquila conosce una notevole diffusione in Campania e nel Lazio meridionale in seno alla decorazione dei pulpiti, soprattutto con funzione di portaleggio: è presente infatti nel pulpito Aiello di Salerno, in quelli di Sessa Aurunca, di San Vittore del Lazio, di Gaeta, di Montevergine, di Nocera e di Gragnano. Non con funzione di reggileggio la si ritrova nell’ambone di Caserta Vecchia e nel frammento del Museo di Kansas City, forse proveniente dal pulpito di Cava dei Tirreni; ancora la incontriamo a decoro del bocciolo di un candelabro per il cero pasquale a Palazzo Rufolo a Ravello, in un capitello ora al Royal Ontario Museum di Toronto e in un rilievo in collezione privata a Napoli. Il gruppo figurativo si presenta agli occhi di chi intende scoprirne il significato recondito come un intricato rebus sia da un punto di vista semantico sia della genesi iconografica, la cui soluzione getterebbe sicuramente luce anche sulle ragioni della sua diffusione e del suo successo. La dipendenza dell’immagine da influssi mitraici, proposta dal Volbach, e la sua identificazione con la figura classica di Eone, accennata dal Toesca, sono state perfezionate nell’articolo sul lettorino di San Vittore del Lazio dalla Nicco Fasola, che vede nell’uomo col serpente una vera e propria interpretazione medievale, cristiana, dell’ Aion classico, dovuta all’esistenza in Italia meridionale di dottrine gnostiche, e ne spiega la presenza nella decorazione dei pulpiti con la sua assunzione a ruolo di “mediatore” spirituale tra cielo e terra. L’ipotesi non ha soddisfatto a pieno gli studiosi, che hanno pertanto proposto diverse letture della complessa figurazione: il peccatore contorto tra le spire del male per De Francovich, un demonio, una sorta di Anticristo, su cui trionfa la parola del Vangelo per la Glass, un possibile San Giovanni Evangelista per la D’Achille. L’ipotesi di De Francovich è attualmente quella più accettata dalla critica, anche se lo studio delle parti decorative dei pulpiti, e soprattutto della loro posizione all’interno della struttura, può far vacillare questa convinzione. In molti esemplari infatti il ruolo di portaleggio, dove veniva poggiato il libro da cui si traevano parole di salvezza per l’anima, è affidato ad un’aquila, ad un angelo o alla figura di un profeta; in ogni caso dunque immagini che ricoprono un significato assolutamente positivo nella simbologia medievale cristiana.
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