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Tra peccato e redenzione - Relazione: L'uomo col serpente

La sostituzione di queste con la figura del peccatore è sembrata assolutamente irriverente, soprattutto antitradizionale, con un senso pessimistico nella concezione dell’opera della Chiesa, che contrasterebbe con la morale della Salvezza. A cosa serve in sostanza la parola di Dio, se il peccatore è destinato a contorcersi tra le spire del male?  Sembra opportuno innanzitutto rilevare come una somiglianza, in primis di natura iconografica, sia riscontrabile tra gli uomini avvinti o morsi dal serpente degli arredi campani e basso-laziali e le donne o gli uomini morsi dai rettili tanto diffusi nella plastica romanica d’oltralpe, già a partire dall’XI secolo, e italiana. Nella donna morsa ai seni o al ventre da serpenti, o da essi torturata, la cui genesi iconografica va ricercata nell’alterazione formale e nel cambiamento semantico di cui fu oggetto durante l’alto Medioevo e l’età romanica l’immagine della Terra-Madre, la sensibilità medievale vedeva il castigo della donna dissoluta, tormentata dai demoni, ma anche delle madri indegne e delle adultere. Nella plastica romanica inoltre la donna nuda con serpenti che le mordono i seni o si aggrappano al suo ventre andrà a rappresentare in particolare il vizio della Lussuria e conoscerà anche un suo equivalente sotto l’aspetto maschile, i cui primi esempi si vedono nella scultura spagnola: a Léon infatti numerosi uomini nudi si difendono disperatamente dall’attacco dei serpenti. Un tema questo che si diffonderà ben presto anche nella Valle del Rodano, dove si vede nell’atrio della chiesa di San Giovanni Battista a Valence; in Normandia, come testimonia una lastra della seconda metà dell’XI secolo nel transetto della chiesa di Notre Dame de Bernay in cui un uomo nudo è morso alle braccia da due serpenti; e nell’Auvergne, come mostrano tre capitelli a Riom-ès-Montagnes, dove in uno un uomo nudo tiene con le mani all’altezza del petto un serpente che sale a mordergli la lingua, nell’altro una figura maschile viene morsa all’orecchio da un serpente e nel terzo un serpente sale lungo il corpo di un uomo fino ad addentarne il petto; a Brioude, dove dei serpenti, uscenti dalla bocca di un mostro quadrupede a volto umano, mordono le orecchie di due uomini nudi.  Anche nella plastica italiana il tema si ritrova sia nella versione femminile che in quella maschile: nella chiesa abruzzese di San Pietro in Albe si vede un piccolo riquadro, supporto della colonnina di un pulpito duecentesco, in cui un uomo nudo con le mani alzate subisce l’assalto di due serpenti; sempre a San Pietro un rilievo erratico mostra una donna morsa ai seni da un serpente a due teste, vicino al quale si trova, curiosamente come a San Vittore del Lazio, una lucertola; nella pieve aretina di Gropina un ambone della seconda metà del XII secolo presenta, sulla specchiatura a destra del lettorino, un arcaicizzante uomo nudo, in compagnia di una sirena, morso al volto da due serpenti; a Pavia, in pieno XII secolo, si vede su un capitello della cripta del San Michele un uomo, questa volta vestito, morso alle spalle da due serpenti e tra i rilievi del portale di San Pietro in Ciel d’Oro la “classica” donna morsa ai seni dai serpenti; tornando al sud, il motivo dell’uomo morso dal serpente si incontra nel mosaico pavimentale della cattedrale di Otranto, dove nella rappresentazione dell’inferno molti condannati sono torturati da serpenti ed in particolare un uomo nudo è avvinto da due serpenti che gli avvolgono le gambe e due che gli mordono il viso.


RELATORE
Manuela Gianandrea
   MATERIALI-a
Relazione: Giona
Relazione: L'uomo col serpente
    MATERIALI-b
Bibliografia
         
    

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