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Tra peccato e redenzione - Relazione: L'uomo col serpente

In realtà anche nella tradizione orientale, che tanta parte ha avuto nel sorgere e nel consolidarsi di alcune iconografie medievali occidentali, sono presenti immagini in cui uomini lottano o semplicemente si accompagnano con serpenti. Fritz Saxl in modo piuttosto ingegnoso ha messo infatti in relazione queste antiche immagini dell’Oriente sumero, siriano e greco proprio con i capitelli romanici raffiguranti uomini in lotta con serpenti. Curiosamente, quanto forse non casualmente poi, una stele egizia con la dea siriana Kadesh e una coppa con una divinità sumera recano la figura umana accompagnata dai serpenti posta sopra leoni, proprio come nella gran parte dei lettorini campani. In generale queste diffuse rappresentazioni di uomini in lotta con serpenti, o belve in genere, che dal lontano Oriente arrivano nella nostra storia dell’arte, si annidano, si trasformano e, sotto forme e sembianze apparentemente diverse, rinascono di continuo perché portatori di un concetto eternamente valido, come quello dello lotta tra bestialità e razionalità, della diarchia assoluta tra bene e male che da sempre governa il mondo; così tra i tanti bronzi prodotti nel Luristan del VIII/VII secolo a.C. che raffigurano la lotta tra uomini e bestie si incontra una placca in bronzo della collezione Heeramaneck di New York in cui un uomo lotta proprio con due serpenti. Ora, da un punto di vista strettamente iconografico l’uomo morso o avvolto dal serpente dei lettorini campani e laziali sembra avere molti più punti di contatto con i capitelli romanici, italiani e non, e con le sculture di origine orientale piuttosto che con l’Eone classico; quest’ultimo infatti non reca sempre il serpente come attributo iconografico e, quando anche il rettile compare, riveste un ruolo marginale, mentre solo in alcuni casi si avvolge intorno al corpo dell’uomo. Va sottolineato poi che nei rilievi mitraici, da cui secondo alcuni studiosi sarebbe stata tratta l’ispirazione per la genesi della figura dei lettorini, Eone si presenta di sovente con una testa leonina e reca come attributo principale la ruota dello Zodiaco o le Stagioni. In ultima analisi sembra opportuno rilevare che Aion, al contrario dell’uomo avvolto dal serpente degli amboni campani e laziali, pare avere con il rettile un “buon rapporto”, mentre nella scultura di Kansas City proveniente da Cava dei Tirreni il serpente digrigna feroce i denti vicino al volto dell’uomo, a Gaeta e a Salerno la barbuta figura tenta di liberarsi dalla straziante stretta del rettile come del resto nel frammento di Montevergine, a Sessa, a Caserta e nel piccolo rilievo del bocciolo di Palazzo Rufolo il serpente arriva addirittura a mordere l’uomo al petto; unica eccezione sembra essere l’“angelica” figura del pulpito di San Vittore del Lazio. Il frammento scultoreo di Kansas City, esempio più antico finora a noi noto di uomo col serpente negli amboni campani, se si accetta la sua datazione al 1170, risulta in tal senso particolarmente illuminante per la posizione del serpente: questo si trova infatti all’altezza dell’orecchio dell’uomo, proprio come avviene in una minitura cassinese, che illustra il De Universo di Rabano Mauro, raffigurante il demone Belial e soprattutto come si vede in molti capitelli romanici che rappresentano lo scontro tra l’essere umano e il rettile demoniaco.


RELATORE
Manuela Gianandrea
   MATERIALI-a
Relazione: Giona
Relazione: L'uomo col serpente
    MATERIALI-b
Bibliografia
         
    

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