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Tra peccato e redenzione - Relazione: L'uomo col serpente

Ampliando il discorso anche all’ambito semantico, risulta ancora più difficile, se non impossibile, pensare, come voleva la Nicco Fasola, che l’uomo avvolto dal serpente dei pulpiti sia una “vera interpretazione medievale, cristiana, dell’Eone”, date le divergenze iconografiche e le difficoltà di estendere i significati e le valenze iconologiche di Aion agli uomini con serpenti campani e laziali. Sembra invece più ragionevole allargare l’influsso dei prototipi orientali e delle sculture romaniche, facendo entrare di diritto l’uomo morso o avvolto dal serpente nell’immaginario simbolico e fortemente moralizzatore che l’artista romanico ha saputo “inventare”. Più semplicemente infatti l’essere umano straziato o attaccato da serpenti degli amboni medievali potrebbe significare non tanto il peccatore tra le spire del male quanto l’uomo vittima della tentazione del demonio, del peccato ed emblema della continua lotta e perenne oscillazione tra bene e male: la dannazione del genere umano, frutto proprio dell’azione tentatrice del serpente del peccato originale, ha condannato infatti l’uomo ad una “peregrinatio” terrena fatta di un costante contatto con la tentazione e il peccato. L’umanità, oramai vulnerabile e mortale, può essere salvata solo dal sacrificio di Cristo: così Sant’Agostino ammonisce che “noi ci eleviamo solo perché Cristo è disceso fino a noi”. Per cogliere la giusta interpretazione e il motivo dell’uso frequente come reggileggio dell’uomo con l’aquila e il serpente, conviene però esaminare anche gli altri elementi iconografici che solitamente compongono questa complessa ed enigmatica raffigurazione: l’aquila, il serpente e il leone. L’aquila, nelle civiltà non classiche, rappresenta un simbolo solare, nella Grecia e a Roma non è solo l’attributo di Zeus, ma spesso viene identificato col dio stesso, il che fa del volatile anche una metafora figurata del cielo; ancor più importante il ruolo dell’animale in ambito religioso, dove l’aquila è l’uccello dell’apoteosi e della resurrezione. Nell’interpretazione cristiana essa non solo è la figura dell’Evangelista Giovanni, ma è anche simbolo di resurrezione e di forza; di resurrezione perché nel commento agostiniano al salmo 103.5, “Rinnova come aquila la tua giovinezza”, si legge: “come la natura stessa gli suggerisce, l’aquila sbatte il becco contro una roccia per eliminare ogni impedimento; torna quindi al suo alimento; in tutto viene ricostituita, tanto da ritornare giovane. Ecco, dunque, la tua giovinezza sarà rinnovellata come quella dell’aquila”; la roccia è Cristo, strumento della Resurrezione, e l’operazione intesa ad affilare il becco rimanda all’idea di ringiovanimento per mezzo della penitenza.


RELATORE
Manuela Gianandrea
   MATERIALI-a
Relazione: Giona
Relazione: L'uomo col serpente
    MATERIALI-b
Bibliografia
         
    

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