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Tra peccato e redenzione - Relazione: L'uomo col serpente

In tutte le espressioni culturali, sia letterarie che figurative, è presente il combattimento tra aquila e serpente e il fatto che si trattasse dello scontro fra il più potente degli uccelli e il più pericoloso dei rettili ha fornito all’avvenimento un senso quasi cosmico; nei Sermones dello Pseudo-Ambrogio si ritrova la lotta tra i due animali e l’aquila che divora il serpente viene vista come metafora del Cristo vittorioso su Satana, tanto che nella tradizione cristiana medievale lo scontro verrà interpretato come il trionfo dello spirito sulla bestialità o, più in generale, del bene sul male. L’essere umano inserito tra i due potrebbe dunque simboleggiare le due spinte antitetiche di bene e male, di cui l’uomo è “composto”, con il trionfo del primo grazie all’ascolto della parola del Signore. Questa ipotesi sembrerebbe confermata dalla presenza del leone, come base d’appoggio dei piedi dell’uomo; nel Medioevo il simbolismo del leone è assolutamente ambivalente, tanto che, ora magnanimo ora crudele, ora mansueto ora feroce, può incarnare sia l’immagine di Cristo sia quella del demonio. L’idea del leone come Anticristo si trova già nell’Antico Testamento dove Sansone e Davide, considerati entrambi come prefigurazione di Cristo, lottano con un leone, le cui fauci sono comparate alla gola dell’Inferno, e nel Salmo 21.22 in cui si legge l’invocazione: “Salva me ex ore leonis”. Così si spiegano i leoni stilofori antropofagi che nei portali romanici maciullano un uomo nelle loro fauci: schiacciati sotto il peso delle colonne che inquadrano l’ingresso del santuario, simboleggiano il demonio vinto da Cristo e dalla sua Chiesa. Su questa scia, l’uomo del pulpito di Gaeta o Salerno che schiaccia un leone divoratore potrebbe significare proprio il trionfo sul male.
L’uomo dunque, posto tra il bene e il male, schiacciando il leone e affidandosi all’aquila, può salvarsi dal male e dal peccato: il peccato con le sue spire avvolge, cinge e cattura l’uomo facendolo cedere alla tentazione con il conseguente abbandono della retta via, ma l’aquila, simbolo divino, dell’Evangelista e in ultima analisi metafora delle parola di Dio, con i suoi artigli lo strapperà, se egli vorrà e saprà ascoltare la voce del Signore, dal male, facendolo in un certo senso “risorgere”, “rinascere a nuova vita”.  


RELATORE
Manuela Gianandrea
   MATERIALI-a
Relazione: Giona
Relazione: L'uomo col serpente
    MATERIALI-b
Bibliografia
         
    

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