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Tra peccato e redenzione - Relazione: L'uomo col serpente

Questa lettura dell’uomo morso dal serpente e artigliato dall’aquila ben si sposa con il ruolo ricoperto dall’ambone nel cerimoniale liturgico medievale. L’ambone è lo spazio della proclamazione della parola di Dio, il luogo dove si celebra il mistero profondo del Cristianesimo, il Lumen Christi, ovvero la Resurrezione di Gesù e consequenzialmente la salvezza dell’umanità. Nella religione cristiana il Vangelo, ossia il verbum divinum, ha una funzione salvifica, perché, se come dice Guillaume de Saint-Thierry “la fede è la radice di tutte le virtù…e il serpente cerca sempre di infettare questa radice”, l’unico antidoto valido è “…l’afflizione della carne e il soccorso dell’orazione, della lettura, della meditazione e di tutti gli altri rimedi che gli esercizi spirituali possono offrire”. L’ambone dunque, da cui la parola divina si proclama, diviene l’emblema, la concretizzazione fisica dei messaggi proposti. Ne consegue la difficoltà ulteriore ad accettare per l’uomo morso dal serpente e artigliato dall’aquila una valenza negativa: l’idea che l’immagine possa raffigurare l’uomo contorto e avvinto dalle spire del male o addirittura l’Anticristo e il demonio va a scontrarsi prepotentemente con la posizione di preminenza occupata in seno alla decorazione dell’ambone. Anche un confronto con le altre figurazioni che ornano i lettorini dei pulpiti sollecita una riflessione in tal senso. Apostoli, evangelisti, chierici, aquile in lotta con serpenti o nell’atto di afferrare teste d’uomo, leprotti e conigli, che campeggiano sui pulpiti romani, campani, abruzzesi, pugliesi e toscani, comunicano infatti un messaggio di salvezza e speranza. L’uomo morso dal serpente e artigliato dall’aquila, se interpretato in chiave pessimistica, verrebbe dunque ad essere tra le immagini dei lettorini l’unica raffigurazione negativa, portatrice di un annuncio di morte e sconfitta.      Sicuramente il successo dell’iconografia dell’uomo col serpente può spiegarsi con l’intensità dei suoi contenuti contestualmente all’immediatezza della sua comunicatività, ma la sua diffusione con funzione di lettorino, o comunque in seno alla decorazione di un pulpito, in un’area piuttosto ristretta tra Campania e basso Lazio, deve essere probabilmente ricercata nelle tradizioni religiose e soprattutto nei testi liturgici e nelle letture che dal pulpito venivano fatte durante alcune festività. Proprio un passo dell’Exultet, cuore del cerimoniale pasquale, sembra una calzante didascalia per l’immagine dell’uomo morso dal serpente e artigliato dall’aquila: “È questa dunque la notte che ha rimosso le tenebre del peccato con la luce della colonna di fuoco. È questa la notte che i credenti in Cristo, allontanati dai vizi del mondo e dalle tenebre del peccato, oggi in tutto il mondo restituisce alla grazia, riunisce alla santità. È questa la notte la notte in cui, spezzate le catene della morte, Cristo risorge vittorioso dagli inferi”.  


RELATORE
Manuela Gianandrea
   MATERIALI-a
Relazione: Giona
Relazione: L'uomo col serpente
    MATERIALI-b
Bibliografia
         
    

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