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Maestri dottissimi Laziali? - Relazione

Il pontefice visita a partire dai primissimi anni del Duecento anche le regioni a sud di Roma, dove tuttavia il controllo papale rispetto al nord del Patrimonium Petri era piuttosto saldo e storicizzato già dal secolo precedente, grazie ai frequenti soggiorni della corte papale e all’instaurazione di legami di fedeltà con gli aristocratici locali. È da questo consolidato rapporto che assurgeranno alle più alte cariche della gerarchia ecclesiastica religiosi provenienti dal Lazio meridionale, come lo stesso Innocenzo o Gregorio IX (1227-1241). Proprio da questi legami familiari e personali nascerà l’interessamento di alcuni papi per le chiese del sud della regione, che sfocerà in importanti episodi artistici. Il progetto politico di Innocenzo III, ricevuto peraltro come una preziosa eredità da parte dei suoi successori e in particolare da Onorio III (1216-1227), passa naturalmente anche per le vie della committenza artistica, che lascia il suo segno non solo a Roma ma anche nel Lazio. Nel clima culturale della Renovatio Romae il primo intervento artistico di Innocenzo è rivolto alla basilica di San Pietro, di cui rinnova il mosaico absidale e non casualmente l’arredo liturgico. Proprio nel mosaico petriano si palesa il ruolo dell’espressione artistica come veicolo di trasmissione e dichiarata esternazione della politica teocratica del pontefice: questi infatti assume nella composizione musiva un’inedita posizione di centralità, che scavalca il consueto ruolo di donatore, e gli conferisce un valore paradigmatico, cui da conferma l’abbinamento con la personificazione dell’Ecclesia. 


RELATORE
Manuela Gianandrea
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