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Maestri dottissimi Laziali? - Relazione

La creazione di due amboni, uno per il Vangelo e l’altro per l’Epistola, nata forse intorno al 1100, deve aver avuto origine dalla necessità di esprimere anche nell’arredo la gerarchia tra Epistola e Vangelo, ben chiara a livello cerimoniale e ancor più fortemente pronunciata nel Medioevo centrale, come evidenzia proprio Innocenzo III nel De Missarum Mysteriis. È probabile poi che alla base di questa scelta del doppio ambone vi fosse anche una volontà coreografica, che rendesse più elegante il complesso cerimoniale della lettura del Vangelo, dell’Epistola e dei canti intermedi e che desse maggiore solennità al rituale della Missa Papalis. Soluzioni queste forse eccessive per le chiese del sud del Patrimonium, che più logicamente si accontentarono di un arredo liturgico in “forma ridotta” rispetto a quello romano, con la presenza, per esempio, di un solo ambone. D’altronde in età paleocristiana e altomedievale le stesse chiese di Roma utilizzavano probabilmente un solo ambone per entrambe le letture e gli Ordines del Medioevo centrale non parlano mai della presenza o della necessità di un doppio ambone. Un’eccezione nel Lazio meridionale può essere costituita da Anagni, per cui è stato proposto l’uso di due amboni, ma data la presenza quasi stabile della corte papale in quella città, non è così illogico pensare che il clero anagnino avesse voluto ricalcare l’arredo di una grande basilica romana per la sua cattedrale.
Gli artisti romani quindi, impegnati nella realizzazione dell’arredo della zona presbiteriale, è possibile che lontano da Roma delegassero alle maestranze locali l’esecuzione del “meno prestigioso” pulpito. Non si dimentichi in tal senso che i magistri romani si affidavano volentieri alla spedizione dei propri manufatti: nel chiostro di Santa Scolastica a Subiaco, in quello di Santa Croce a Sassovivo o sul ciborio di Ferentino si vedono dei segni funzionali che dovevano agevolare il montaggio dell’opera in loco. Non è un caso forse che proprio a Ferentino, dove Drudo de Trivio spedisce il suo ciborio, negli stessi anni venga realizzato un pulpito a cassa su colonne, del tutto estraneo al resto dell’arredo d’impronta schiettamente romana e pertanto da ritenersi opera di un artista laziale. A Valmontone inoltre, accanto alla lastra firmata da Vassalletto nel 1229 che reca un tipico segno funzionale da montaggio, si trova la testimonianza di un pulpito mosaicato retto da colonne.     


RELATORE
Manuela Gianandrea
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