Home
Maestri dottissimi Laziali? - Relazione

Questo legame con l’Ecclesia conferisce al papa la “plenitudo potestatis”, che gli deriva attraverso Pietro da Dio stesso e che lo pone “inter Deum et hominem”. Questo concetto ben preciso dell’auctoritas spirituale e temporale del pontefice e dell’affermazione di una nuova grandiosa era paleocristiana si coglie in quasi tutte le committenze artistiche di Innocenzo e dei suoi successori, dalla cattedra di Santa Maria in Trastevere alla trionfalistica e scenografica facciata del duomo di Civita Castellana, fino al rinnovato arredo liturgico della basilica di San Lorenzo fuori le mura. Di questa ennesima renovatio i marmorari romani saranno tra gli indiscussi protagonisti, strumenti eccellenti nelle mani dei pontefici per il loro porsi in continuità con l’antico attraverso il riuso, la rilavorazione, l’imitazione e addirittura in gara con esso con la creazione di pezzi à l’antique. Anche l’arredo liturgico entra così di diritto nei mezzi utilizzati dalla politica papale per riaffermare la propria grandezza e il proprio potere, ponendosi in continuità storica e culturale con gli arredi delle chiese paleocristiane, della San Benedetto di Desiderio di Montecassino e degli edifici riarredati nell’atmosfera della Riforma, come San Clemente, Santa Maria in Cosmedin e San Pietro. Proprio la ricostruzione dell’abbazia cassinese sotto l’abate Desiderio tra il 1066 e il 1071 aveva già dato nuovo impulso artistico non solo a Roma, ma anche alle aree confinanti del Lazio e della Campania a cavallo tra la fine dell’XI secolo e il principio del successivo. Una presenza, quella benedettina nel Lazio, che sarà parzialmente sostituita nel XII secolo con i Cistercensi, senza il cui appoggio Innocenzo II non avrebbe chiuso vittoriosamente nel 1140 lo scisma anacletiano. Le grandi fondazioni di Fossanova e Casamari importeranno dalla Francia novità formali tali, da rivoluzionare nel pieno Duecento il linguaggio artistico del Lazio meridionale, facendo sentire il loro influsso anche nella produzione degli arredi. 
È in questo straordinario clima politico e culturale che i marmorari romani esporteranno la loro arte nelle chiese del Patrimonium Petri. Dalla disamina delle testimonianze, dei frammenti e delle notizie relative agli arredi liturgici degli edifici religiosi del basso Lazio, come Segni, Valmontone, Ferentino, Anagni, Cori, Lanuvio, Subiaco, emerge con chiarezza a partire principalmente dalla fine del XII secolo l’attività dei maestri romani più affermati: Jacopo di Lorenzo, suo figlio Cosma, i Vassalletto, Drudo de Trivio. Tuttavia l’osservazione dei pezzi superstiti e soprattutto l’analisi delle fonti storico-archivistiche e delle antiche descrizioni degli arredi liturgici di varie chiese ha evidenziato nelle diocesi di Campania e Marittima e in quelle afferenti all’orbita politico-culturale campana, ma oggi comprese nella regione Lazio, la diffusione di un tipo di pulpito a cassa su colonne, decorato da mosaici e sculture, di chiara derivazione campana.


RELATORE
Manuela Gianandrea
   MATERIALI-a
Relazione
    MATERIALI-b
Bibliografia
         
    

HOME CENACOLI

    



 

© 2007 - 2018 Latiumadiectum
e-mail: redazione@latiumadiectum.it - direttore@latiumadiectum.it
Il portale viene aggiornato senza regolare periodicità, pertanto non rientra nella categoria dell'informazione
periodica stabilita dalla Legge n.62 del 7 marzo 2001.