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Maestri dottissimi Laziali? - Relazione

L’arredo liturgico delle chiese di Roma dal periodo paleocristiano e altomedievale fino alla ‘rinascita’ dei secoli XII e XIII sembra infatti caratterizzarsi per la presenza di un ambone a doppia rampa, privo quindi di colonne. A Roma il successo della tipologia a doppia rampa è documentato sia archeologicamente sia attraverso le fonti almeno dall’VIII secolo: l’ambone donato da Giovanni VII (705-707) a Santa Maria Antiqua presentava una duplice scalinata, come mostrano gli incastri per i parapetti che si vedono sulla piattaforma conservatasi; la stessa forma aveva anche l’ambone della chiesa di San Cornelio a Veio eretta da Adriano I tra il 779 e il 780 nella domus culta Capracorum. La presenza di amboni a due scale a Roma è confermata poi indirettamente anche dalle fonti. Nell’Ordo Romanus I, a proposito della lettura del Vangelo, si afferma: “Et, interposito digito suo, diaconus in loco lectionis ascendit ad legendum et illi duo subdiaconi redeunt stare ante gradum discensionis ambonis”; in questo modo si lascia intendere la presenza di due scale diverse, una per la salita e l’altra per la discesa. Un’ulteriore conferma si trova nell’Ordo Romanus V che, riguardo al rito che precedeva la lettura del Vangelo, dice: “Subdiaconi autem duo cum turibulis ante evangelium in ambonem ex una parte ascendentes et ex altera parte statim descendentes, redeunt stare ante gradum descensionis ambonis”. Questa tipologia di ambone con scale laterali simmetriche verrà ancora adottata dai marmorari romani a partire dal principio del XII secolo, nella stagione di renovatio dell’Urbe, come ben evidenziano gli amboni di San Clemente (o Santa Maria in Cosmedin. Va detto inoltre che ovunque fuori Roma fu commissionato ad un artista romano un ambone, egli vi esportò il noto modello a doppia scala, da San Pietro ad Alba Fucense, a Santa Maria di Castello a Tarquinia fino al perduto pulpito della chiesa di Santa Scolastica a Subiaco. Nei territori di influenza campana invece i pulpiti di Salerno, a cassa su colonne, dovettero svolgere dalla fine del XII secolo un’azione normativa tale da non lasciare più spazio a nessuna variante, divenendo l’indiscusso modello di riferimento. I pulpiti salernitani Guarna e Aiello soppiantarono immediatamente la struttura a doppia rampa, sebbene molto diffusa, come si evince dal superstite ambone Rogadeo della cattedrale di Ravello o dalle numerose miniature degli Exultet, ispirando a seguire tutti i pulpiti prodotti in area campana, da Ravello stessa a Caserta, da Capua a Sant’Angelo in Formis, da Teano a Sessa Aurunca. Se una tipologia di pulpito campana può pertanto sembrare consueta nella zona della diocesi di Gaeta, o al massimo un poco sorprendente se la si ritrova a Terracina, lembo estremo dei possedimenti papali, lascia decisamente stupefatti ritrovarla nel cuore del Patrimonium Petri, accanto alle opere dei doctissimi magistri romani.    


RELATORE
Manuela Gianandrea
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