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Maestri dottissimi Laziali? - Relazione

Le esperienze di matrice campana maturate a Cassino trovano nel Lazio un’immediata ricezione negli arredi di Alatri e Pontecorvo. Il superstite leone stiloforo pontecorvese, che lascia immaginare l’esistenza di un pulpito su colonne, ripete in forme grafiche e irrigidite le formule compositive dei felini campani e soprattutto quelle del leone stiloforo del pulpito di Cassino, oggi conservato nel Museo Lapidario dell’abbazia benedettina. Di questo ricalca infatti il fluire della criniera e il disporsi di questa a raggiera intorno al muso, caratterizzato da guance rigonfie e occhi circolari, le zampe anteriori diritte e le posteriori incurvate per i muscoli tesi, le unghie ben delineate e i leggeri solchi sul ventre per sottolineare la muscolatura. Anche il pulpito di Alatri, sicuramente a cassa su colonne per la presenza di un archetto, di colonnine tortili mosaicate e di leoni stilofori, rimanda nelle parti scolpite ai pezzi analoghi del pulpito cassinese. La datazione dell’ambone alatrino al 1222 viene pertanto a costituire un importante ante quem per l’esecuzione del pulpito di Cassino, per la diffusione degli stilemi campani nel basso Lazio e quindi per lo sviluppo di maestranze locali. Se si osserva infatti l’ornamentazione musiva delle lastre di Alatri si noterà, a dispetto della matrice campana della tipologia e delle parti scultoree del pulpito, una riflessione sulla maniera dei marmorari romani. L’inserimento di spazi in porfido e serpentino e l’utilizzo di fasce bianche a distribuire la decorazione musiva in modo regolare e composto rimanda al gusto con cui i marmorari romani rielaborarono i motivi ornamentali di origine bizantina, diversificandosi profondamente dagli artisti campani.
Probabilmente una bottega educatasi sui modi del pulpito di Cassino esegue qualche decennio dopo, oramai nel secondo quarto del Duecento, l’arredo della cattedrale di Gaeta: il frammento scultoreo con coda di pistrice, rinvenuto tra i resti appartenuti all’antica chiesa cassinese nell’Istituto delle Suore della Carità a Cassino, risulta infatti perfettamente sovrapponibile alla scultura con soggetto analogo oggi murata nel campanile di Gaeta; così come l’uomo con il serpente Gaetano altro non è che una rivisitazione, in chiave di quasi identità, di quello salernitano del pulpito Aiello.  


RELATORE
Manuela Gianandrea
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