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Maestri dottissimi Laziali? - Relazione

Dalle esperienze di Cassino e poi di Gaeta, che favoriscono la penetrazione di morfemi campani nell’area del basso Lazio, matura una scuola di marmorari locali, sorta sicuramente anche a seguito della grande stagione di rinnovamento artistico promossa dal papato nella regione. Queste neonate botteghe, che si facevano in tal modo anche interpreti della variegata cultura del sud del Patrimonium Petri e delle zone confinanti, potevano infatti offrire una valido aiuto e sostegno ai richiestissimi magistri romani. Che questi si servissero di collaboratori locali già il Noehles lo ha ben evidenziato per Civita Castellana, dove ha ravvisato in alcuni tratti dell’apparato scultoreo della facciata la mano di lapicidi umbri. Un discorso analogo può valere per il non meglio precisato Paolo Denasta che firma nel 1229 una lastra a Valmontone con un Vassalleto, che non esita invece un solo istante a definirsi “Romano”. Sono proprio le firme che invitano ancora ad una riflessione. Generalmente le testimonianze attribuibili a maestranze laziali o che, per essere più cauti, mostrano una fusione di stilemi campani e romani non presentano alcuna firma, al contrario delle opere dei Cosmati e dei Vassalletto, i quali mai come nel corso del XIII secolo sembrano particolarmente accorti nel siglare le loro produzioni. Se fossero stati i magistri romani ad eseguire questi arredi, non avrebbero senza dubbio dimenticato di firmarli con il loro nome; allo stesso modo se fossero stati realizzati da artisti campani, questi li avrebbero siglati con le peculiarità del loro stile, senza bisogno di cessioni al gusto romano. La situazione non cambia neanche quando l’autore decide di firmare la propria opera, come nel caso del candelabro della cattedrale di Terracina. Il marmoraro Crudeles, che lascia la sua firma sulla base della colonna del cero pasquale, non specifica la sua provenienza; se fosse stato romano, non credo avrebbe esitato ad evidenziarlo, dal momento che il suo candelabro cerca in tutto e per tutto di imitare le colonne pasquali di Roma.


RELATORE
Manuela Gianandrea
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