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1 Marzo 2008: VI Cenacolo di storia dell'arte


Chiusi i saluti introduttivi, la prof.ssa Manuela Gianandrea, docente di Storia dell’arte medievale presso l’Università “La Sapienza” di Roma, ha aperto la sua relazione con il tema dei  “Maestri dottissimi laziali? Ipotesi sull’autonomia artistica dei marmorari del Lazio meridionale”. Premettendo una breve definizione degli elementi fondamentali di un arredo liturgico in età medievale, ha evidenziato come proprio il pulpito del duomo di Alatri, di cui sopravvivono alcuni frammenti e che le fonti datano al 1222,  possa essere considerato la prima – almeno tra quelle sopravvissute – espressione di maestranze locali, formatesi tra stilemi romani e stilemi campani – questi ultimi mediati dall’abbazia di Montecassino – ma con caratteristiche proprie.

Al termine del primo intervento, il Gruppo “Vocale Cameristico” di Alatri, mirabilmente diretto da Cristina Tarquini, ha eseguito interamente a cappella – e solo alla fine con l’accompagnamento estremamente coinvolgente delle percussioni – brani sacri quanto profani, scelti con grande sensibilità, in tema con gli argomenti della conferenza (Clodin de Sermisy: Tant que vivrai; John Dowland: Come again! Sweet love doth now invite; Giovanni Pirluigi da Palestrina: Missa brevis –Kyrie; Filippo Azzaiolo: Al dì, dolce ben mio; Pierre Passereau: Il est bel et bon; Giovanni Pierluigi da Palestrina: Sicut Cervus): una performance esilarante che, al termine, ha fatto esplodere il pubblico in un lungo e roboante applauso, sfociato nella richiesta del bis.

Nel suo secondo intervento, dal titolo “Tra peccato e redenzione. Giona e l’uomo col serpente nella decorazione di pulpiti e amboni”, la prof.ssa Gianandrea ha affrontato la lettura iconografica e iconologica di queste due raffigurazioni ricorrenti nella decorazione di pulpiti e amboni del Lazio meridionale. Giona, ingoiato e dopo tre giorni rigettato dalla balena, è prefigurazione di Cristo, morto e dopo tre giorni risorto; l’uomo, avvinto tra le spire del serpente ma artigliato per i capelli dall’aquila, è il simbolo della perenne lotta tra bene e male che ha, come oggetto del contendere, proprio l’essere umano, continuamente tentato dal demonio (il serpente), a cui però può sfuggire lasciandosi innalzare, e dunque salvare, dalla parola di Dio (l’aquila).
Temi, a ben vedere, molto impegnativi che tuttavia la prof.ssa Gianandrea ha saputo comunicare in modo estremamente chiaro e semplice senza rinnegare la qualità scientifica dei contenuti, proprio come nelle intenzioni programmatiche dell’iniziativa, esposte in apertura dal Presidente Mastroianni.


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