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Draco ille magnus... - Relazione


Per le storie silvestrine le fonti letterarie a cui i testi pittorici fanno riferimento sono circoscritte a due opere largamente diffuse nel Medioevo, scelte a seconda degli intenti teologici o politici che si volevano sottendere al ciclo: la Vita Silvestri, attribuita ad Eusebio di Cesarea, ma databile probabilmente nel tardo V secolo e il Constitutum Costantini nel quale Constantino avrebbe ceduto i poteri politici al papato, in realtà un falso costruito per sostenere le prerogative papali, scritto tra l’VIII e il IX secolo.
Se al contrario san Silvestro era presente nella chiesa solo nell’episodio relativo al drago, ne risulterebbe maggiormente valorizzato il  ruolo del pontefice come difensore del popolo cristiano dalle insidie del demonio. L’evento è infatti tratto dagli Acta Silvestri in cui si narra come il papa rese innocuo un dragone, imbrigliandogli le fauci, rintanatosi in una grotta sotto l’antico foro di Roma da cui appestava gli abitanti del luogo (Monbritius 1910, 510-512). Il drago degli Actus Silvestri si lascia dunque innanzitutto identificare come simbolo per eccellenza del demonio cristiano, cristallizzatosi nella definizione di Apocalisse 12,9 secondo la forma latina tradita: “draco ille magnus,… qui vocatur diabolus, et satanas”.
In questo episodio è evidente il parallelo tra la figura di san Silvestro e quello di san Michele Arcangelo. Infatti, seppure nel celebre combattimento celeste contro satana, descritto nell’Apocalisse, il nome di Michele è privo di una precisa qualifica, tuttavia egli appare quale capo della schiera angelica fedele a Dio, che respinge sulla terra il drago insieme a tutti gli angeli ribelli. 


RELATORE
Francesca Romana
Moretti
 
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