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Draco ille magnus... - Relazione


Gli affreschi sono stati resi noti  nel 1990 da Augusto Donò che ha datato il primo strato dipinto con il Martirio di san Lorenzo nella prima metà del XII secolo e il secondo, con la Madonna orante tra due santi, alla metà del XIII secolo. Di recente Simone Piazza ha ripreso in considerazione gli affreschi precisando la datazione dei due riquadri più antichi ai primi decenni del XII secolo. Lo studioso coglie infatti analogie formali, oltre che iconografiche, tra il primo strato dipinto di Alatri e un affresco perduto che raffigurava il medesimo soggetto, facente parte del ciclo laurenziano del portico della basilica romana di Santa Cecilia in Trastevere (primi decenni XII secolo), scomparso ad eccezione di un pannello, ma riprodotto in acquerello da Antonio Eclissi alla fine del 1600. In particolare, in entrambi i casi, l’impianto scenico delle architetture e gli insistiti richiami al repertorio classico, rivelerebbero evidenti legami con il linguaggio figurativo proprio della fase matura della stagione della Riforma, ovvero dei primi anni del XII secolo.
Lo studioso ipotizza anche l’esistenza, già al tempo dell’esecuzione del secondo strato, di una chiesa antistante la cripta, dato che l’arco centrale della parete absidale, ora murato, doveva incorniciare perfettamente l’affresco con la Madonna tra i due santi, che risultava dunque visibile dall’interno dell’edificio, mentre rimaneva nascosto l’intonaco più antico. L’affresco più recente, nonostante la perdita dei bordi originali, all’infuori di quello inferiore, fin dal principio doveva quindi comprendere soltanto le tre figure in posa stante, come si evince dal fatto che le picchiettature presenti sull’intonaco inferiore sono limitate alla zona immediatamente circostante il secondo strato. Una datazione di quest’ultimo nel secondo quarto del XIII secolo viene quindi avanzata da Simone Piazza sulla base della tipologia delle figure e dei motivi decorativi delle vesti, avvicinate alla cultura formale della prima bottega operante nella cripta di Anagni.
In conclusione, nella prima metà del XIII secolo la chiesa neo-eretta inglobò la ‘cripta’, già dedicata a san Michele, e ne assunse la medesima intitolazione. Sebbene infatti manchi qualsiasi documentazione in proposito e non si sia neppure trovata traccia in questi ambienti dell’immagine dell’Arcangelo, l’intitolazione a quest’ultimo è comunque accettabile per gli elementi della grotta e dell’acqua, tipici del culto micaelico, spesso insediatosi in luoghi, quali appunto la grotta, da sempre considerati ricettacoli di demoni. 


RELATORE
Francesca Romana
Moretti
 
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