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LA STORIA

Già nel 1955 infatti l’ispettore Corrado Maltese, nella relazione successiva al sopralluogo, aveva scritto: «Il Museo delle stoffe e delle oreficerie è in completo abbandono. La parete di fondo della teca che custodisce il paliotto dugentesco è schiodata e lascia passare la polvere. I telai lignei degli sportelli a vetri si sono deformati e lasciano passare anch’essi aria e polvere. La teca centrale con i reliquiari, le croci, ecc., è sistemata con poca luce in modo da impedire un buon esame degli oggetti. Dietro le teche portate avanti sono state collocate grandi tele oleografiche fuori uso che hanno reso più angusto l’ambiente. Nella cappella medievale adiacente, i lavori di abbattimento dell’intonaco sono rimasti sospesi da lungo tempo e il locale serve quale deposito»1 .
La lettera indirizzata dal soprintendente Emilio Lavagnino al ministero, nel febbraio del 1957, documenta l’ipotesi, poi non concretizzata, di far confluire la raccolta in un museo diocesano, circa il quale però lamentava che «… il piccolo ammezzato di due stanze che S. E. il Vescovo intenderebbe ora estinare al costituendo Museo Diocesano è insufficiente allo scopo, sia per la bassezza del soffitto, sia per l’angustia degli ambienti. Sarebbe impossibile non tanto collocare quanto soltanto immagazzinare nelle due stanze predette il materiale che costituisce il Tesoro del Duomo e che, come è noto, è uno dei preziosi e venerandi complessi medievali di arredi e oreficeria sacra d’Italia e, certamente, il più prezioso complesso di tutto il Lazio e che non v’è dubbio che dovrebbe essere conglobato nel nuovo Museo»2 .

I primi finanziamenti per l’istituzione del museo nella sede storica della sua collezione, cioè la cattedrale – nello specifico la cappella del Salvatore e l’attigua stanza – furono erogati nel 1973 per interessamento del soprintendente Guglielmo Matthiae.
Il progetto scientifico fu elaborato nel 1974 da Augusta Monferini.
Parallelamente, il vescovo di Anagni, monsignor Umberto Florenzani, su proposta della soprintendenza, affidò allo Studio di architettura Einaudi di Roma – nella persona di Roberto Einaudi – la ristrutturazione degli ambienti  e l’allestimento del sistema espositivo. 
Il 25 novembre 1975, la Soprintendenza alle Gallerie di Roma e del Lazio rappresentata da Paola della Pergola e il Capitolo della cattedrale di Anagni inaugurarono il nuovo allestimento che trasformava il Tesoro – luogo sacro più che espositivo, scrigno di oggetti preziosi non tanto e non solo sul piano materiale quanto soprattutto su quello liturgico-devozionale – in un museo vero e proprio, cioè in uno spazio in cui la collezione veniva ordinata e resa regolarmente fruibile a beneficio del pubblico.

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1Anagni: il nuovo Museo del Tesoro del Duomo, a cura di A. Monferini,  s.l. 1975.
2Ibidem




 

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