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Terroristi del patrimonio: una storia senza fine!

DEORUM MANIUM JURA SANCTA SUNT
Ultimo saccheggio a San Giovanni in Silvamatrice

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Non vogliamo scomodare le Dodici Tavole dell’Antica Roma o il Foscolo, per il quale le tombe, i sepolcri, valevano più per i vivi che per i morti. E nemmeno avventurarci in una disquisizione se sia corretto datare l’inizio di una forma di civiltà con la pratica dell’inumazione dei defunti e di rituali ad essa correlati. imane il fatto che tutte le culture, a tutte le latitudini ed in ogni tempo, hanno sempre tributato rispetto, per i luoghi dell’eterno riposo o comunque legati al sacro, al divino, al trascendente. Che si trattasse di riti sciamanici, animistici, connessi a divinità ctonie od olimpiche. Sino agli edifici sacri della religione cristiana. Dalla più piccola edicola sperduta tra i campi, alle maestose basiliche dell’Ecumene.
Parimenti, ci sono sempre stati coloro che, in barba ad ogni “maledizione”, ad ogni “tabù”, ad ogni remora di natura religiosa o semplicemente superstiziosa, hanno instancabilmente violato tombe, sepolcri, templi. Molte delle Piramidi d’Egitto sono state profanate in tempi relativamente vicini alla sepoltura del loro illustre committente. Odisseo e Diomede non predarono forse il sacro Palladio durante quella notte di tregenda che segnò la fine di Troia? Quante volte nel corso dei secoli, non venne rispettato il “diritto d’asilo” proprio dei siti, dei recinti sacri? E gli sfortunati che vi si erano rifugiati vennero passati a fil di spada tra pianti ed urla d’orrore? Cose d’altre epoche, si dirà. Ferocia di tempi di ferro e di fuoco. Certamente, almeno in questo spicchio di globo, non si massacrano più le persone nelle chiese e nei sacelli, e simulacri di dee non devono chiudere gli occhi per non vedere lo scempio e la violenza. Ma quanto a rispetto e cura per antiche vestigia, si tratti di luoghi di culto o deputati all’eterno riposo, la profanazione e il saccheggio sono all’ordine del giorno.




 

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