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Terroristi del patrimonio: una storia senza fine!


Attorno al tempio, nell’attuale contrada San Giovanni, sorse un pagus. Come testimoniano i numerosi reperti riportati alla luce quasi sempre dall’aratro del contadino. La monografia del G.A.V. del 1975 parla di “... numerosi resti di ceramica, di pietre lavorate, di basoli e di resti di tombe”(3).
D’altronde, ad un tiro di schioppo abbiamo i resti della “Villa rustica romana” di Colle Fornale. E Privernum, laggiù, lungo il corso dell’Amasenus pater, nella Piana della Madonna di Mezzagosto, non è poi così distante.
Anche in queste contrade, l’avvento del Cristianesimo, non prima del IV o addirittura V secolo d.C., non cancellò le antiche credenze: vi si soprappose, materialmente. Ecco che, sull’arcaico tempio, venne eretta la chiesa paleocristiana. Alla quale, presumibilmente, risalivano i due archetti con decorazioni a spirale, che si trovavano murati sul lato destro della chiesa, anch’essi trafugati pochi giorni fa (Foto 5-6).
Le grandi vasche in pietra vennero riconsacrate “come fonte battesimale per i catecumeni anche con il rito dell’immersione ancora in uso nella Chiesa latina in quei tempi. Che come luogo di battesimi il santuario venisse intitolato a San Giovanni Battista sembra perfettamente logico” (4).
Le invasioni barbariche, ma soprattutto le scorrerie dei saraceni del IX secolo d.C., decretarono la fine del villaggio e della chiesa di San Giovanni. Gli abitanti si ritirarono più a monte e sopra uno sperone di tufo fondarono l’attuale Villa Santo Stefano, mentre la chiesa paleocristiana, che vantava il titolo di “Matrix”, chiesa-madre, venne inghiottita dalla boscaglia: “…da questo momento la chiesa di San Giovanni fu chiamata “San Giovanni in Silvamatrice”” (5).
Verso al fine del XII secolo, forse grazie all’apporto di maestranze provenienti dalla vicina Fossanova, quei ruderi ripresero vita. Venne innalzata una nuova chiesa in stile romanico, a navata unica e priva di abside. Vi si accedeva attraverso il cosiddetto Portale Maggiore sormontato da una lunetta, forse un tempo affrescata. Il grande architrave monolitico si presenta spezzato. Non “a causa di una granata avuta durante l’ultimo conflitto bellico…”(6), come asserisce Carlo Cristofanilli, ma – rettifica Arthur Iorio – “…contrariamente a quanto si legge nel testo, l’architrave del portale grande non venne colpito da una granata durante la guerra, ma è crollato in seguito, come è visibile da foto nel 1950” (7). 


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