Home
Terroristi del patrimonio: una storia senza fine!


Quella stessa cappella che il Cristofanilli, nella monografia del G.A.V. del 1975, non citando minimamente la “lapide”, attribuisce erroneamente a Giacomo I dei Conti di Ceccano, signore di Maenza, facendola risalire ad almeno 77 anni prima.
Il Testamento del Conte, rogato il 24 aprile 1362, cita San Giovanni in Silvamatrice, laddove stabilisce di lasciare “la quarta parte del castello di S. Stefano alla Chiesa”, a patto che questa provveda a pagare i restauri che lui stesso aveva commissionato “per le chiese di S. Maria della Stella (lavori per 25 fiorini) e di S. Giovanni in Silvamatrice (lavori per 50 fiorini)”. Secondo lo studio del G.A.V., quanto ordinato dal Conte Giacomo I “più che un restauro fu un vero e proprio ampliamento: la chiesa venne ingrandita creando una nuova navata sul lato destro. Questa navata fu costruita in stile borgognone e la cappella finale della navata ebbe la volta a vela” (11). Lo stesso Arthur Iorio sottolineò il clamoroso sbaglio: “Un appunto monografico sulla chiesa di S. Giovanni è stato crato per il Gruppo Archeologico Volsco da Carlo Cristofanilli. “La Chiesa di S Giovanni in Silva matrice”, Ceccano 1975. E’ da notare che il testo erra quando dice che la cappella gotica venne costruita in seguito al lascito del 1363 fatto dal conte Giacomo di Ceccano” (12). Il signore di Maenza apparteneva alla nobile schiatta comitale dei “da Ceccano”, che annoverano tra i propri membri anche un pontefice e che, stando al Gregorovius, erano di origine germanica.
“Michelangelo Sindici nella sua opera “Ceccano l’antica Fabrateria” pubblicata nel 1893 non condivide l’ipotesi avanzata dal Gregorovius. Secondo Sindici viveva nel VII secolo Petronio Ceccano, Consolare e Conte di campagna, dal quale Ceccano assunse l’odierna denominazione” (13). E questo Petronio Ceccano o Petronius Ceccanus, era il padre del pontefice Onorio I (625-638) “nativo della Campania (…) consacrato papa tre giorni dopo la morte di Bonifacio V, il 27 ottobre del 625” (14). Seppur tra alterne vicende, i Conti di Ceccano furono, tra il XII ed il XIV secolo, feudatari di Villa Santo Stefano e dell’intera vallata dell’Amaseno, e vantarono lo Jus patronatus su San Giovanni in Silvamatrice. Inoltre, e questo potrebbe essere un ulteriore indizio della presenza Giovannita a Silvamatrice, molti membri dei “da Ceccano” appartennero all’Ordine dei cavalieri di San Giovanni, raggiungendo posizioni importanti e cariche prestigiose. “Il più noto è quel Stefano, figlio di Gottifredo e Donna Giovanna de Ceccano. Sul finire del XIV secolo entrò nell'Ordine dei Giovanniti e, successivamente, divenne Priore dei Cavalieri Ospitalieri di Roma. Recenti studi indicano che rimase in carica sino al 1425. Anche Giovanni de Ceccano, imparentato con Stefano, rivestì, proprio in quegli anni, un ruolo importante nell’Ordine. Fu responsabile della Commenda Giovannita di Fano nelle Marche” (15). 




 

© 2007 - 2018 Latiumadiectum
e-mail: redazione@latiumadiectum.it - direttore@latiumadiectum.it
Il portale viene aggiornato senza regolare periodicità, pertanto non rientra nella categoria dell'informazione
periodica stabilita dalla Legge n.62 del 7 marzo 2001.