Home
Terroristi del patrimonio: una storia senza fine!


Quanto a Boccanappi, il vero committente della cappella, non si sa assolutamente nulla di lui. Arthur Iorio lo riteneva originario di Roma, stabilitosi a Sancto Stephano de valle, in quanto chiamato a svolgere incarichi amministrativi. La moglie sarebbe di origini locali, visto che il nome Jacobella è rintracciabile in paese ancora a tutto il XVI secolo.
Successivamente, “venne deciso di integrare la Cappella nella struttura della Chiesa preesistente, provvedendola di una navata di accesso, aperta attraverso archi a sesto rialzato…” (16). Attraverso il portale minore (Foto 10) e la navata, si accedeva alla cappella grazie ad un grande arco a sesto acuto.
Tutti gli ambienti e la facciata della chiesa erano decorati da numerosi affreschi. Secondo Arthur Iorio, forse l’ultimo che riuscì a vederli ancora leggibili, lo stile di alcuni richiamava la mano di Antonio d’Alatri. A noi nulla è concesso dire circa queste opere. Visto che ormai sono della stessa materia di cui sono fatti i sogni. Molte pitture si sono sgretolate, altre sono rimaste travolte dal crollo di alcuni muri, altre ancora letteralmente asportate (Foto 11-12). Sopravvivono, qua e là, pallide tracce di pittura. Mentre sulla facciata, a destra del portale maggiore, resiste ancora, non si sa per quanto, l’ultimo lacerto della raffigurazione del volto “di un santo in dalmatica, forse Santo Stefano” (17).
Si riporta, a puro titolo di curiosità locale, l’asserzione di molti santostefanesi, secondo la quale, rappresenterebbe in realtà il Battista. In quanto il primo raggio che sbuca dal Monte Siserno, la mattina del 24 giugno, illumina proprio quel punto della facciata.


10 11 12



 

© 2007 - 2018 Latiumadiectum
e-mail: redazione@latiumadiectum.it - direttore@latiumadiectum.it
Il portale viene aggiornato senza regolare periodicità, pertanto non rientra nella categoria dell'informazione
periodica stabilita dalla Legge n.62 del 7 marzo 2001.