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Terroristi del patrimonio: una storia senza fine!


Estintisi i Conti di Ceccano, la chiesa, come tutta la vallata, passò ai Colonna che, dopo averne avuta scarsa cura nel corso dei secoli, nel 1910 la vendettero alla famiglia De Luca di Amaseno.
San Giovanni in Silvamatrice, lentamente, ma inesorabilmente, divenne cava per materiale di costruzione ed indifesa preda di tombaroli prezzolati e sciagurati vandali.
Eppure, nonostante tutto, a riprova di quanto la sua presenza fosse radicata negli animi, nelle tradizioni, nella fede, nell’identità stessa di un popolo, sino agli anni ’50, rimase “meta di gruppi di giovani d’ambo i sessi, scortati dalle nonne, che inghirlandati di vitalba, si recavano il giorno della festa del santo per i riti di comparatico di San Giovanni” (19). Si facevano, come si dice in paese, “compari” e “commari di San Giovanni”.
Oppure, raccontano ancora gli anziani santostefanesi, vi si recavano, per “ascoltare la matrice”, cioè quel torrente sotterraneo che risuonava attraverso un antichissimo pozzo, forse una “favissa”, sino alla superficie.



 

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