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La collezione di oggetti nota come Tesoro della cattedrale di Anagni è custodita ed esposta in due ambienti situati al primo piano del complesso architettonico della cattedrale di Santa Maria Annunziata: la cappella del Salvatore (figg. 1a-b) e l’attigua sala – già sacrestia – oggi detta Sala del Tesoro (figg. 2a-c).

La cattedrale di Anagni (figg. 3a-b), noto monumento di cui si intende qui ricordare solo le principali fasi architettonico-decorative, fu probabilmente fondata nel V secolo sul sito del tempio romano di Cerere, quindi nel cuore dell’antica acropoli ernico-romana1 .
Nel IX secolo, in concomitanza o in conseguenza dell’arrivo in città delle reliquie di San Magno, la fabbrica fu oggetto di un intervento di cui è difficile chiarire caratteristiche e proporzioni ma del quale rimangono testimonianze a livello di scultura architettonica – parzialmente reimpiegata in facciata (fig. 4) – e di arredo liturgico – custodito frammentario nel Museo lapidario.
Nell’ultimo quarto dell’XI secolo, il vescovo Pietro da Salerno ricostruì presumibilmente dalle fondamenta la cattedrale, mutuando soluzioni architettoniche e decorative dall’ambiente cassinate, nello specifico dall’abbazia desideriana di Montecassino. 
L’edificio presenta una pianta longitudinale a tre navate senza transetto, presbiterio triabsidato orientato a nord-ovest, sistema portante composto da pilastri a sezione alternativamente rettangolare e circolare, copertura lignea (fig. 5).

Nei primi decenni del XII secolo secondo alcuni studiosi, tra la fine del XII e inizio del XIII secolo secondo altri, maestranze di cultura lombarda decorarono esternamente le absidi con arcate cieche e lesene, reimpiegando in parte materiale di età romana e altomedievale.
Al tempo del vescovo Alberto (1224-1227), il maestro Cosma, marmorario romano, coadiuvato dai figli Luca e Jacopo, eseguì il pavimento della basilica e nel 1231, quello della cripta.

1a
1b
2a
2b
2c
3a
3b
4
5
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1 La cattedrale di Anagni. Materiali per la ricerca, il restauro, la valorizzazione, a cura di G. Palandri, (Bollettino d’arte. Volume speciale-2006).



 

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