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CONTENITORE

Le pareti, le volte e il catino bsidale sono interamente dipinti. Diversi soggetti (il Salvatore, San Magno e Santa Secondina nel catino absidale) (fig. 12) e motivi decorativi (tappezzeria picta e finta cortina lapidea sulle pareti, racemi vegetali nel sottarco, cielo stellato con rosoni in chiave nelle volte), nonché la sovrapposizione degli intonaci testimoniano l’avvicendarsi di campagne pittoriche diverse ma difficilmente precisabili in termini cronologici (figg. 13a-e).
Più tardi la cappella fu all’occorrenza usata come ricovero per viandanti e pellegrini, oltre che come ospedaletto durante le epidemie di peste. Nel 1936 Sibilia scriveva: «Qualche anno fa la cappella del Salvatore serviva di custodia delle reliquie, ora – invece – è un po’ meno trascurata e serve come seconda sala del tesoro»3. La funzione conservativo-espositiva deducibile dalle parole di Sibilia, già meno di venti anni dopo risultava desueta: la relazione di Corrado Maltese del 1955 sopra riferita documenta che «…i lavori di abbattimento dell’intonaco sono rimasti sospesi da lungo tempo e il locale serve quale deposito».

Il secondo ambiente espositivo, oggi noto come Sala del Tesoro, è contiguo alla cappella del Salvatore, con cui comunica attraverso una porta. Non è dato sapere quale funzione specifica avesse in origine. A lungo utilizzato come sacrestia, fu più volte rimaneggiato fino alla fine dell’Ottocento. A testimonianza di un intervento del 1880 circa, rimane il soffitto ligneo  a cassettoni.

I lavori intrapresi nel 1973 per adattare il contenitore storico ad una funzione non più solo conservativa ma anche espositiva non furono particolarmente invasivi. Fatta eccezione per il consolidamento dell’abside della cappella del Salvatore, infatti, essi non interessarono le strutture murarie, ma si limitarono alla sostituzione del pavimento e alla reintonacatura della Sala del Tesoro.

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3 S. SIBILIA, Guida storico-artistica della cattedrale di Anagni, Anagni 1936, p. 66



 

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