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Fossanova ieri e oggi


 Fossanova ieri: dai Romani ai Cistercensi

Fossanova occupa un luogo indubbiamente privilegiato.
Posto alla confluenza della valle dell’Amaseno sulla grande pianura pontina, si trova a controllare naturalmente tutta la viabilità che dall’entroterra raggiunge la costa tirrenica e il porto di Terracina; nel Medioevo poi, quando l’Appia divenne impraticabile e via via abbandonata, da Fossanova veniva necessariamente a passare anche la strada Roma-Napoli che, con un percorso pedemontano, si innestava proprio all’altezza del monastero alla viabilità che si snodava lungo l’Amaseno.
A questa funzione strategica va aggiunto un contorno ambientale particolarmente favorevole segnato da dolci rilievi che si estendono sul suolo sabbioso di un cordone litorale - residuo del Pleistocene Superiore, quando l’agro pontino era sommerso dal mare - che, coperto da macchie e boschi, si incunea fra i rilievi calcarei delle estreme propaggini dei Monti Lepini, mantenendosi appena sopraelevato, e quindi protetto, rispetto a quell’ambiente umido pontino solcato dal fiume Ufente che, tutt’altro che insalubre e inospitale, offriva risorse per la sopravvivenza e l’economia.
La possibilità, dunque, di caccia, pesca, pascolo, e la facilità di poter usufruire di risorse idriche, legnatico, sabbie, argilla e pietra calcarea, fecero dei dintorni di Fossanova aree fortemente appetibili che non a caso hanno restituito le più antiche tracce di vita del contesto territoriale privernate.
Sulle alture sabbiose che oggi contornano l’abbazia si stanziarono abitati e insediamenti a partire dall’età del Bronzo e via via fino alla media età repubblicana (IV secolo a.C), quando i Romani, sconfitti i Volsci di Priverno, presero possesso di queste terre con tutto il comparto della valle dell’Amaseno e poi vi fondarono, sul finire del II secolo a.C, la colonia di Privernum.
Fu allora che il territorio cominciò a pullulare di grandi ville con annesse aziende agricole che, gestite da ricchi esponenti della nobilitas di Roma, diedero un grande impulso economico
e produttivo; una di queste, e sicuramente fra le più grandiose, fu costruita proprio a Fossanova.
Scavi recenti all’interno del complesso cistercense ne hanno rimesso in luce un lungo criptoportico sostruttivo, un cortile porticato al di sotto del chiostro monastico e un grande colonnato con ambienti di rappresentanza all’interno della chiesa abbaziale. Tutte queste strutture sono oggi celate dalle costruzioni medievali ma a testimoniare l’antichità di Fossanova rimangono, proprio di fronte al sagrato della chiesa, ambienti di un complesso termale, aggiunto sul finire del secolo d.C. al corpo residenziale della villa. L’insediamento non conobbe soluzione di continuità; fino all’alto medioevo subì modifiche e ristrutturazioni e fu poi inglobato e trasformato in un complesso monastico che, nel 1089, le fonti tramandono con il nome di Santo Stefano de Fossanova e di cui si conserva qualche labile traccia fra gli edifici cistercensi. Non conosciamo a quale Ordine appartenesse ma, con certezza, sappiamo che era dotato di una chiesa dedicata a Santa Maria e di molti beni e possedimenti.


La mostra:
il progetto, gli strumenti

     Margherita Cancellieri
Fossanova ieri e oggi
 
      Giovanni Maria De Rossi
Rivivere il monastero
             

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