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Fossanova ieri e oggi


 Fossanova ieri: l'arrivo dei Cistercensi

I monaci cistercensi arrivarono a Fossanova intorno al 1135. Fu papa Innocenzo II a volere la loro presenza in questo luogo strategico, allora posto ai confini meridionali dello Stato Pontificio, ben servito da strade che conducevano verso il potente Regno di Sicilia e contornato da ambienti ameni e produttivi.
Il papa donò ai Cistercensi quel monastero di Santo Stefano che già esisteva a Fossanova, con tutte le sue proprietà, e di questo patrimonio di terre e di edifici i monaci francesi dovettero approfittare durante i primi decenni del loro soggiorno pontino. Solo dopo quaranta anni, infatti, e siamo intorno al 1175, i monaci risultano attivi nella costruzione dell’abbazia. In questo lungo lasso di tempo, liberi da contingenze edilizie, poterono con tranquillità affermare la loro supremazia spirituale e politica e garantirsi quelle necessarie risorse economiche ricavate, in primis, dal territorio circostante su cui si imposero, d’autorità, attraverso scontri e confronti con una ben consolidata realtà locale, rappresentata principalmente da Pipernum-Piperno, una città che allora era ancora in pianura, sul sito che era stato un tempo della ricca e florida città romana di Privernum.
Costantemente appoggiati e protetti dal papato contro le rivendicazioni dei Pipernesi, ratificarono i possessi territoriali venendo a comporre e definire una vasta ‘tenuta di Fossanova’ che si estendeva su quel privilegiato contesto ambientale dei dintorni del monastero che forniva risorse di ogni tipo. Una ‘tenuta’ che, rimasta intatta sino ad oggi, ha costituito la dote patrimoniale di tutti coloro che a vario titolo sono entrati in possesso dell’eredità materiale cistercense. I monaci si preoccuparono poi di gestire le non facili condizioni idrauliche del territorio rinforzando gli argini dell’Amaseno, costruendo ponti, sandalare (vie d’acqua), sistemando strade e organizzando sapientemente una complessa rete idrica per rifornire il monastero di quella forza motrice necessaria alle loro cospicue attività produttive.
In sostanza, vennero via via a creare tutte le infrastrutture, economiche e materiali, di cui il convento aveva bisogno per avviare la costruzione della cittadella monastica, una costruzione a cui presero attivamente parte numerose maestranze locali e perciò realizzata attraverso uno stretto rapporto fra ideali, canoni, saperi e cultura d’oltralpe e il contesto ambientale e antropico che era venuto ad accoglierla, in un naturale e consequenziale interscambio di mezzi, uomini e idee che, in ultima battuta, ha finito col promuovere e permeare la formazione e la crescita di un nuovo linguaggio architettonico e artistico del comprensorio privernate e non solo.


La mostra:
il progetto, gli strumenti

     Margherita Cancellieri
Fossanova ieri e oggi
 
      Giovanni Maria De Rossi
Rivivere il monastero
             

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